Lavorava in città da 20 giorni Licenziato per le lettere bomba
Giuseppe Bruna, operatore nella residenza anziani Ripagrande, viveva in città Gli inquirenti dell’antiterrorismo hanno escluso avesse contatti qui a Ferrara
Non ha avuto nemmeno il tempo di ambientarsi a Ferrara, visto che era arrivato qui in città ai primi di maggio, per prendere servizio come Oss, operatore socio sanitario, alla residenza per anziani di via Ripagrande con un contratto di collaborazione con la coop Cidas firmato due settimane fa. Coop che dopo essere venuta a conoscenza dell'arresto deciso da procura antiterrorismo di Milano e Ros di Torino, ha interrotto il rapporto di lavoro a tempo determinato.
UN passato pesante
Perché Giuseppe Bruna, 49 anni, il terrorista della porta accanto, solo 2 anni fa non era l’uomo gentile e sensibile che accudiva anziani, ma aveva una visione del mondo molto diversa: con lettere bomba, a magistrati e dirigenti delle carceri, voleva uccidere, per ritorsione, creare il caos. Per questo motivo dopo il suo arresto a Ferrara, e l’accertata presenza in città, dove viveva e lavorava a Ferrara da poco meno di 20 giorni, sono scattate subito le verifiche degli inquirenti cittadini: che hanno indicato che non aveva nessun contatto ferrarese sospetto, nemmeno dell’area anarchica che ha radici in città e si era messa in luce negli anni scorsi in manifestazioni di solidarietà degli anarchici detenuti nel carcere dell’Arginone. Una conferma locale a quella indicata dagli stessi Ros di Torino, che spiegavano proprio la casualità della sua presenza a Ferrara, solo e soltanto per motivi di lavoro, per quella parvenza di normalità che lo portava, nella zona di via Saraceno dove abitava, ad essere il terrorista della porta accanto. I contatti di Giuseppe Bruna, erano tutti su Bologna e Modena, dove vi sono aree anarco-insurrezionaliste molto forti, nelle province dove abitava non a caso Robert Firozpoor, origini iraniane, casa a Castelfranco Emilia, grande amico di Bruna. E anche Firozpoor è in parte “ferrarese”, visto che a breve proprio in tribunale a Ferrara sarà processato per una delle tante manifestazioni organizzate e non autorizzate, negli anni scorsi, all’esterno del carcere dell’Arginone, in cui era detenuto anni addietro il loro “ideologo” Alfredo Cospito, leader del Fai di Torino (federazione anarchica informale) che dal 2006 al 2016, quando il gruppo venne azzerato dai pm antiterrorismo, mise a segno una 50ina di attentati in tutta Italia.
Incastrati dalle buste
Le tre lettere bomba inviate da Giuseppe Bruna, Robert Firozpoor e Natascia Savio, per fortuna, vennero intercettate e neutralizzate dagli artificieri. Bruna e gli altri due complici avevano architettato tutto nel giugno 2017, ma il passo falso che fecero fu l’aver comprato le buste, vendute in esclusiva, in un negozio di cinesi a Genova: da qui le indagini hanno portato i carabinieri del Ros di Genova a raccogliere riscontri e blindare l’inchiesta e l’arresto dei tre. Che ora dovranno spiegare tanto di questo passato ingombrante da terroristi criminali: e chissà se Bruna, operatore socio sanitario con anziani, non vorrà troncare con questo suo passato, davanti ai giudici. —
D.P.
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