«Non siamo terroristi Lavoriamo con anziani»
Nella vita fanno l’infermiere e l’operatore socio sanitario, sia Robert Firozpoor, nel Modenese, e Giuseppe Bruna, a Ferrara, nelle residenza per anziani Ripagrande (da 20 giorni, subito licenziato dalla Cidas). E allora si sono difesi così, davanti ai giudici: «Io faccio l'infermiere, aiuto le persone anziane, faccio un lavoro che è incompatibile con la gravità dei fatti che mi vengono contestati». In realtà solo Firozpoor, origini iraniane e modenese, ha raccontato questo al gip di Milano Stefania Pepe, con dichiarazioni spontanee. Bruna e la terza ragazza arrestata, Natascia Savio, invece si sono avvalsi della facoltà di non rispondere dalle accuse di essere anarco-insurrezionalisti, arrestati per il reato di attentato con finalità di terrorismo per tre lettere bomba, non esplose, inviate nel 2017 a due pm torinesi e all'allora direttore del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria.
Gli interrogatori si sono svolti ieri pomeriggio nel carcere di Opera dove sono detenuti, alla presenza anche del pm Piero Basilone che ha coordinato l'indagine col capo del pool antiterrorismo Alberto Nobili. Oltre a quelli inviati ai due pm torinesi Antonio Rinaudo e Roberto Maria Sparagna, i tre anarchici arrestati dai carabinieri del Ros hanno inviato, secondo l'accusa, anche un plico esplosivo, il 12 giugno 2017, a Santi Consolo, all'epoca direttore del Dap.
Come emerso dall’inchiesta, Giuseppe Bruna, viveva e lavorava a Ferrara, e sia lui che gli altri due avevano uno stretto collegamento con anarchici arrestati e in loro solidarietà fecero e parteciparono a manifestazioni qui a Ferrara. Per i reati commessi durante una di queste, Firozpoor sarà processato la prossima settimana in tribunale a Ferrara. —
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