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La Banca Centro Emilia presenta i conti «I risultati sono buoni»

La Banca Centro Emilia presenta i conti «I risultati sono buoni»

L’anno chiuso con un utile netto di 2 milioni e 195mila euro Il presidente: «Sfida impegnativa». Domani l’assemblea 

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CORPORENO. La Banca Centro Emilia chiude il bilancio 2018 con un utile netto di a 2 milioni e 195mila euro, dopo avere pagato oltre 1 milione di euro di imposte dirette (tre volte quelle del 2017). Così per il settimo anno consecutivo, gli utili della Bcc con sede a Corporeno superano i 2 milioni di euro.

le cifre

Sono le cifre che la banca porterà domani al vaglio dell’assemblea dei soci, che si riunirà a Casumaro domani alle 10 nella sala Polivalente di via Garigliano14. Sarà la prima assemblea dei soci di Banca Centro Emilia a seguito della fusione con il Credito Cooperativo Reggiano.

Oltre all’approvazione del bilancio l’assemblea dovrà provvedere anche al rinnovo delle cariche sociali.

L’utile registrato nel 2018 è «risultato decisamente soddisfacente – secondo Giuseppe Accorsi, presidente del CdA della Banca – se pensiamo agli sforzi organizzativi compiuti nel 2018 per effetto dell’adesione al gruppo bancario cooperativo di Cassa Centrale Banca, che hanno comportato anche la migrazione del nostro sistema informativo, e la fusione con il Credito Cooperativo Reggiano avvenuta lo scorso dicembre».

l’incorporazione

L’incorporazione del Credito Cooperativo Reggiano, deliberata dall’assemblea dei soci del 4 novembre scorso, ha notevolmente incrementato il presidio territoriale della banca, prima composto da 17 filiali sulle tre province emiliane di Ferrara, Modena e Bologna, portandolo a 27 filiali aggiungendo il territorio reggiano, e la base dei clienti è arrivata a quota 37 mila.

La compagine sociale ha contato alla fine dello scorso anno 16.892 soci (Banca Centro Emilia con 8. 872 soci pre-fusione e Credito Cooperativo Reggiano con 8. 020).

«La sfida che ci attende – secondo il direttore generale Giovanni Govoni – è impegnativa ma, con il giusto tempo e con l’applicazione del nostro modello organizzativo, riusciremo ad incidere sui costi e a sviluppare significativamente la redditività». E aggiunge, «serviranno sacrifici ma, come ho già detto, nell’industria bancaria è in atto una selezione darwiniana: o mangi, o sei mangiato. Noi riteniamo che nei nostri territori ci siano spazi per crescere e dovevamo cogliere questa grande opportunità di sviluppo, che ci ha permesso di raggiungere una dimensione organizzativa più rispondente alle richieste del mercato».

solidità patrimoniale

Sotto il profilo della solidità patrimoniale la banca presenta un rapporto tra il Capitale primario di classe 1 e il totale delle attività di rischio ponderate (Cet1 capital ratio) pari al 13,19%, sopra i requisiti minimi obbligatori e che, con l’ingresso nel gruppo bancario di Ccb, al 1º gennaio scorso diventa il 16, 32%. L’adeguatezza patrimoniale «attuale e prospettica – spiegano i vertici della banca – ha, da sempre, rappresentato un elemento fondamentale nell’ambito della pianificazione strategica aziendale ed è, assieme alle coperture sul credito deteriorato (oltre il 52%), prova di solidità e garanzia per soci e clienti». —

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