I Democratici al bivio tra tensioni e speranze
Calvano: «Il Pd è vivo, i Comuni con i progetti giusti hanno rovesciato le Europee» Baraldi: «Siamo in gioco, ora intercettare gli astenuti e le forze civiche»
Se la rimonta nazionale sui CinqueStelle, il risultato di Modena e il vantaggio di Reggio Emilia dimostrano che il polso del Pd ancora batte in Italia e in Regione, le amministrative a Ferrara sono destinate immancabilmente ad aprire un dibattito interno sul futuro dei Dem, soprattutto alla luce del recupero sui dati europei che ha interessato altri Comuni del territorio Ferrarese, ma che è avvenuto in misura molto meno marcata nel capoluogo.
Gli scenari
Il fatto di avere evitato per appena un punto e mezzo percentuale la vittoria del centrodestra al primo turno è al momento l’unica, magrissima, consolazione in casa Dem, e se il coro sul ballottaggio tutto da giocare appare compatto, lo spettro di una disfatta il 9 giugno incombe sulle giornate che separano dal voto, picchiando su nervi scoperti, equilibri interni e criticità croniche. A cominciare dalle frazioni, dove in alcune sezioni la Lega ha raccolto consensi “bulgari” che sfiorano il 70%, e dove la lista civica “Frazioni” collegata a Modonesi non è stata in grado di penetrare.
In Regione
Meno problematica e compromessa appare la situazione in Regione, dove il consigliere Paolo Calvano rivendica una crescita del Pd dal 27 al 31% confrontando il dato delle Europee con quello delle politiche del 2018, «con un aumento di 35mila voti in termini assoluti. A vincere è stata la Lega, sono arrivati primi ed è innegabile, ma il Partito Democratico è tornato a crescere e nei prossimi mesi si dovrà investire per consolidare questo trend».
Un futuro già troppo lontano rispetto alla scadenza delle amministrative «ma con il risultato nazionale delle Europee - prosegue Calvano - in Emilia Romagna e a Ferrara avremmo dovuto perdere tutti i territori, e così non è stato; in molti casi siamo riusciti a rovesciare il risultato con un centrodestra in calo rispetto al dato politico. A dimostrazione che quando si mettono in campo progetti e persone di qualità gli elettori li riconoscono».
In città
A Ferrara il Pd non ha vinto, ribadisce il segretario regionale Calvano, «ma non è finito. In città ci davano tutti per spacciati, ma il partito è in recupero, le previsioni davano l’affermazione del centrodestra al primo turno, e così non è stato. E i conti si fanno alla fine. In provincia abbiamo vinto in Comuni non scontati, ci sono gli importanti ballottaggi di Argenta e Copparo; e c’è Ferrara dove bisognerà intercettare quella parte di elettori che non ha fiducia nella proposta di Alan Fabbri, e compattarli. Il Pd non è morto, semmai sta rinascendo», conclude.
Gli elettori
La strada ora è aprirsi ad altre forze, al mondo civico, ma anche all’elettorato che diserta le urne, interviene il segretario comunale Ilaria Baraldi: «Abbiamo fatto un grande sforzo di coesione mettendo insieme 130 candidati a cui chiediamo di proseguire nel loro impegno fino al 9 giugno. Abbiamo impedito al centrodestra di stappare la bottiglia il 26 maggio, poi il risultato di Ferrara ognuno lo può piegare a modo suo, ma il ballottaggio può riservare scenari diversi, c’è un pezzo di elettorato che al primo turno non si è fatto vedere, c’è l’impegno ad allargarci alle altre forze civiche, ci sono tutti i margini per non arrenderci e per combattere al secondo turno». —
Alessandra Mura
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