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Il centrodestra che perde Da una scheda all’altra smarriti due voti su tre

Fabio Terminali
Il centrodestra che perde Da una scheda all’altra smarriti due voti su tre

Mesola. Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia superano il 60% alle Europee Ma alle Comunali Tancini, forte dei tre simboli, non va oltre il 20,5% 

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l’analisi

Due schede, due mondi diversi. E tutto precipita sulla testa del malcapitato Luciano Tancini. Un flop deflagrante, quello del candidato sindaco di centrodestra a Mesola.

Se Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia in quel comune alle europee, sommate, hanno raccolto il 60,15% dei voti, nello stesso giorno la lista per le amministrative (che comprendeva i simboli dei tre partiti) si è fermata al 20,5%. Come giustificare tutto ciò? «Nel primo caso gli elettori hanno dato una risposta progressista, per il Comune invece si è fatta una scelta conservatrice», sostiene lo stesso Tancini.

UN RAGAZZI DI MEZZO

Certo, il voto locale ha spesso logiche diverse da quelle globali. Ma quel centrodestra così potente (Lega in primis) non può essersi volatilizzato. «Quei voti – osserva Tancini – li ha presi Carlo Ragazzi (il candidato di Mesola cambia, 28,4%, ndr), mentre Padovani in sostanza conferma i consensi del passato. Ragazzi è un cattolico, già a febbraio aveva cercato l’appoggio di Forza Italia e poi della Lega. Non ricevendolo, si è candidato lo stesso». Sovrapponendosi in questo modo a Tancini, dice il danneggiato.

Lui credeva alla vittoria, specie all’inizio della campagna, «poi incontrando i cittadini ho visto serpeggiare un po’ di scetticismo. Non dico che i leghisti mi hanno tradito: loro hanno una loro logica, votano Salvini e il resto viene a distanza».

Ma è chiaro che l’esponente storico di Forza Italia nel mesolano ha qualche sassolino nella scarpa da togliersi. Lancia l’accusa, rivolta al “solito” Ragazzi, di essere all’origine di quei volantini anonimi che gli “consigliavano” di non candidarsi in quanto troppo usurato da precedenti battaglie politiche. «È stato lui con i ragazzi del suo staff. Una scorrettezza assolutamente inaccettabile», sostiene Tancini.

Di autocritica ne arriva poca. Tornando sul voto locale conservatore, lo sconfitto spiega che «dalle nostre parti, pesa la visione degli agricoltori: loro non amano cambiare. Anzi: si ha paura del cambiamento».

«SI CONTINUA»

Neanche un po’ di pentimento per la candidatura? «No, davvero – risponde Tancini –. L’ho fatto per tenere alta la bandiera di Forza Italia e del centrodestra. E avrei fatto bene anche se avessi preso il 2%. Il mio impegno prosegue in consiglio». —

Fabio Terminali

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