Truffa con l’assegno inviato su whatsapp Genero e suocera arrestati dai carabinieri
La vittima voleva comprare una Mercedes online: l’auto non esisteva e ci ha rimesso oltre diecimila euro
il caso
Ha comprato una Mercedes messa in vendita su Subito.it al prezzo di 18.500 euro, per poi inciampare nella truffa dell’assegno inviato via whatsapp.
Un uomo residente a Chioggia è solo l’ultimo di una serie sempre più numerosa di vittime della truffa dell’assegno “social”, una truffa che in questo caso è stata scoperta dai carabinieri del Norm e della stazione di Porotto, con l’arresto di due persone, genero e suocera: lui Stefano Tarascio, trentenne originario di Napoli residente a Ferrara, non nuovo a questi episodi; lei Raffaella Amendola, 56 anni, originaria della provincia di Salerno e residente in città.
Truffa in concorso
Entrambi devono rispondere di truffa in concorso, come ha spiegato ieri il comandante della Compagnia dei carabinieri di Ferrara, capitano Marco Angeli, affiancato dal capitano Antonino Di Noia, comandante del Norm, dal luogotenente Gennaro Carrassi, comandante del Radiomobile, dal sottotenente Tindaro Caruso, comandante della sezione operativa della Compagnia di Ferrara e dal luogotenente Luca Giannini, comandante della stazione carabinieri di Porotto.
L’annuncio era stato pubblicato sul sito di vendite online e aveva attirato l’interesse della vittima, convinto di poter fare un buon affare.
Richieste sospette
L’uomo, forse con un certa dose di ingenuità, dopo aver preso contatto con i venditori non ha trovato nulla di sospetto nella richiesta di inviare via whatsapp la foto dell’assegno circolare; foto necessaria, secondo la controparte, a confermare la serietà delle intenzioni dell’acquirente. Né ha ritenuto strano che la compravendita fosse posticipata al 30 maggio, a Livorno, per non ben precisati impegni dei proprietari. Così ha fotografato l’assegno e lo ha inviato il 23 maggio. I problemi sono emersi qualche giorno dopo, quando la vittima ha scoperto che l’assegno era già stato incassato e che la Mercedes in vendita era reale come Mark Caltagirone. I due truffatori infatti avevano fotografato e postato un’auto vista chissà dove, e soprattutto avevano avuto modo di stampare e riprodurre l’assegno così bene da farlo sembrare autentico. E dopo averlo versato in un conto Bper di Bologna, hanno cominciato a “mungerlo” con successivi prelievi in varie sedi Bper cittadine.
I prelievi
Per la precisione 10.700 euro suddivisi in tre prelievi da 2.900 euro e uno da 2.000. Ma a quel punto la stessa banca, in seguito alla denuncia della vittima, si era allertata avvisando i carabinieri, che a loro volta sono stati alle costole della coppia fino a sorprenderla e bloccarla mentre tentava di prelevare altri mille euro da una filiale Bper. È seguita una perquisizione domiciliare, nel corso della quale sono stati recuperati 2.765 euro che, insieme ai mille salvati “in extremis” sarà purtroppo l’unica somma che il malcapitato acquirente potrà riavere.
consigli e avvertimenti
In casa i carabinieri hanno anche trovato centinaia di buste intestate a molteplici banche, e relativi a persone terze estranee ai fatti e che con ogni probabilità sarebbero state utilizzate a loro insaputa per ordire altri fantasiosi raggiri.
Su questo sono in corso indagini, così come proseguono gli accertamenti per scoprire altre eventuali vittime della “truffa whatsapp”. A proposito della quale i carabinieri forniscono alcuni avvertimenti e consigli: mai inviare foto di assegni; in caso di auto messe in vendita online, verificarne l’intestazione attraverso la targa. E diffidare di chi con una scusa rimanda la vendita di qualche giorno, perché è facile che voglia guadagnare tempo per poter sottrarre denaro e monetizzare la truffa al netto dei successivi guai giudiziari.—
Alessandra Mura
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