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in questura lunedì primo incontro tecnico 

Cannabis light, stop dei giudici «Ma è caos nei nostri negozi»

Emanuela de Domenico
 Cannabis light, stop dei giudici «Ma è caos nei nostri negozi»

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Doveva far chiarezza, invece è il caos. Anche addetti ai lavori e titolari dei negozi che commercializzano derivati della cannabis light, per cui la Cassazione ha decretato essere un reato la loro vendita. In realtà la situazione è complessa e la confusione cresce. Se prima c’era un vuoto legislativo, ora le cose non sono molto cambiate, visto che non si capisce in che termini non potrà più essere venduta la cannabis light. E anche a Ferrara, sul fronte di controlli e regolamentazione, da settimane la Prefettura si è attivata e in questura lunedì prossimo è fissata la prima riunione tecnica per valutare cosa e come farlo. Resta il problema della non chiarezza della sentenza della Cassazione che parla genericamente di vendita consentita di «prodotti privi di efficacia drogante».

«Anche noi siamo certamente disorientati - spiega Mariastella del negozio “Malerba” - perché la Cassazione sembra essersi pronunciata contro infiorescenze, olio, resina ottenuti dalla coltivazione della cannabis Sativa, ma il consiglio dei nostri legali, per adesso è quello di sospendere la vendita e studiare le leggi». «Di certo - continua - questa informazione provvisoria non ci sconvolge più di tanto, visto che abbiamo una varietà di merce tale che non abbasseremo le serrande se non potremo più vendere la cannabis light. Vendiamo anche fertilizzanti, terriccio e articoli da fumo; i nostri prodotti attirano moltissime tipologie di clienti: da chi vuole uno stile di vita più naturale o chi è vegano o vegetariano, visto che la canapa è alimento proteico e importantissimo».

La vendita alimentare della canapa, d’altronde, è in netta crescita, conferma anche da Marco Guandalini di “Amnesia”: «I miei clienti sono variegati, dalla signora che compra la farina per fare pane e biscotti (si mischia con quella normale, ndr) a chi compra tisane; chi esce da qui ha sempre prodotti termosigillati, lo scontrino e analisi su cosa è stato comprato: ricordiamo che i semi certificati dall’Ue sono come quelli di zucchine o melanzane e nascono già con un THC tra 0,2 e 0,5%, privi di sostanze droganti. Ora è da capire se la bufera rientrerà o se ci saranno altre conseguenze». «Certo è - conclude - quello di ieri è il dispositivo, bisogna aspettare le motivazioni che chiariranno linee guida da adottare per la filiera del comparto». —

Emanuela de Domenico

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