Un quinto dei fumatori ha lasciato la “bionda” Prevenzione a scuola
«La prima causa di morte facilmente evitabile è dovuta al fumo da sigaretta». È questa una delle citazioni dell’Oms, ripresa nella giornata di ieri durante la celebrazione della giornata mondiale senza il tabacco.
A prendere la parola l’ex direttore generale Paolo Saltari, ora referente della Lega per la lotta contro i tumori. «La giornata mondiale senza tabacco è giunta alla trentunesima edizione e consiste nello spegnere per 24 ore la sigaretta» spiega Saltari specificando che «l’uso del tabacco è una problematica per i polmoni e genera malattie croniche».
Molte le iniziative di prevenzione messe in campo dalle Aziende Sanitarie ferraresi per sensibilizzare la popolazione a fumare meno, anche se «bisogna lavorare tanto affinché il concetto di prevenzione possa permeare nella popolazione», spiega il direttore generale dell’Ausl Claudio Vagnini, che aggiunge quanto vi sia stato un ritorno a immagini cinematografiche con persone che fumano, segnale sicuramente sbagliato nei confronti soprattutto dei giovani.
Nel territorio ferrarese il 24 % della popolazione tra i 18 e i 69 anni fuma sigarette, il 20% è un ex fumatore e il 56% non ha mai fumato. Un dato positivo in termini di numero di fumatori rispetto alle altre zone della regione; a Ferrara si registra inoltre un più alto numero di persone che hanno abbandonato l’uso delle “bionde”, che dieci anni fa si attestava al 31% della popolazione. Il protocollo sul contrasto al tabagismo deve partire dalle scuole e si auspica possa aumentare il numero degli istituti coinvolti, considerato che il 26 % dei fumatori ha una età compresa tra i 18 e i 24 anni.
Importanti i risultati del lavoro svolto nei centri antifumo della provincia, dove ai cittadini che intendono smettere di fumare vengono trasmessi trucchi e strategie riuscirci.
«Al termine degli incontri 8 persone su 10 smettono di fumare, mentre dopo un anno la percentuale risulta essere ridotta al 50% dei partecipanti» spiega Paola Giacometti, psicologa del dipartimento sanità pubblica dell’Ausl. «Il percorso diagnostico terapeutico del polmone accoglie il paziente a 360 gradi, dal momento del sospetto clinico, alla diagnosi e cura, fino alla riabilitazione successiva e bisogna agire sul meccanismo mentale di prevenzione al fumo», conclude Pio Maniscalco, medico del dipartimento chirurgico interaziendale. –
Stefano Balboni
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