L’ortofrutta Made in Italy assediata dai prodotti esteri
Minguzzi (Fruitimprese): un commissario Ue italiano per imprimere la svolta Concorrenza di prezzi e del costo del lavoro penalizzano il mercato nazionale
Il folle andamento climatico di questa primavera (col conseguente crollo dei consumi) e la progressiva perdita di reddito e di competitività delle imprese ortofrutticole dell’Emilia Romagna – come confermano anche i dati allarmanti diffusi da Confagricoltura regionale secondo cui l’export regionale è calato da 524 a 509 milioni di euro nel periodo 2017-2018 – richiedono interventi immediati a livello nazionale es europeo. A sostenerlo è Giancarlo Minguzzi, presidente di Fruitimprese Emilia-Romagna e della Op Minguzzi Spa di Alfonsine (Ra).
«La possibilità concreta di avere finalmente un Commissario all’agricoltura italiano può essere la premessa per una svolta anche per il nostro settore che paga l’eccessiva concorrenza in dumping sociale e di prezzi (e di costo del lavoro) da parte dei nostri partner europei e la conseguente perdita di competitività delle nostre produzioni», insiste Minguzzi.
La concorrenza
«La situazione ortofrutticola italiana purtroppo è la conseguenza di un Sistema Paese che non ha capito di essere diventata l’ultima ruota del carro dell’Europa ortofrutticola. Le drupacee (pesche/nettarine, albicocche, susine) subiscono il surclassamento spagnolo, il kiwi verde quello greco, per le mele dobbiamo sperare nelle disgrazie altrui, le pere subiscono una continua perdita di redditività. La ricetta? Per le drupacee occorre un vigile controllo nazionale sulla qualità (brix e acidità con regole), regolamentando l’importazione fino al divieto di importazione. Per il nostro kiwi verde servono regole di produzione rigorose tipo “Zespri”».
Per quanto riguarda le pere, continua Minguzzi, «occorre investire nella tecnica: bisogna infatti produrre una media di almeno 350/400 quintali per ettaro poiché il prezzo non potrà mai andare oltre 50 centesimi al chilo causa la concorrenza europea della pera Rocha portoghese o della Conference belga».
Catasto frutticolo
Gli esiti della recente riunione del Tavolo ortofrutticolo nazionale sono confortanti in particolare per l’accelerazione sulla creazione di un Catasto frutticolo nazionale. «Ma bisogna fare di più e più in fretta sia sul piano interno (controllando più severamente le importazioni) sia su quello estero sbloccando tutti i dossier fitosanitari fermi che impediscono il nostro export su mercati ad alto potenziale. I nostri concorrenti (Spagna in primis, ma non solo) corrono, noi siamo troppo lenti. I pericoli vengono anche dall’Est Europa, i cui paesi sono avvantaggiati perché ricevono più aiuti da Bruxelles, hanno meno costi produttivi e molta meno burocrazia della nostra, che ha raggiunto livelli asfissianti».
Estate difficile
Le imprese ortofrutticole dell’Emilia Romagna sono al limite. «La prossima campagna estiva si annuncia pesantissima tra prezzi bassi, consumi fermi o calanti e importazioni a ruota libera. È giunta l’ora di pensare a un Piano frutticolo nazionale per tutelare un comparto che è la seconda voce del nostro export agroalimentare e che rappresenta un volano straordinario. Serve soprattutto una politica che ci protegga, a partire da Bruxelles. Non c’è più tempo». —
Andrea Tebaldi
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
