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Dal legno alla musica Liutaio di Portomaggiore crea nel suo laboratorio la chitarra ferrarese

Mario Bellini
Dal legno alla musica Liutaio di Portomaggiore crea nel suo laboratorio la chitarra ferrarese

Produce strumenti su ordinazione, scegliendo personalmente i materiali Da una quindicina d’anni invia le sue opere in Europa e Nord America 

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la storia

Dall’arte del legno a quella delle note. È una strada che attraversa tante espressioni artistiche quella che ha intrapreso Riccardo Mordeglia, 42 anni, nato in Abruzzo e arrivato da bambino con la famiglia a Portomaggiore. Di professione liutaio, con il suo lavoro certosino fa nascere quella che chiama “chitarra ferrarese” nel suo laboratorio, che ha allestito proprio sul confine tra i comuni di Portomaggiore e di Ostellato, lungo la strada Gambulaga, a Rovereto.

IL PERCORSO

Tutto è iniziato, racconta, «frequentando, una ventina d’anni fa, il Dams dell’Università di Bologna (corso di laurea in Discipline delle arti, della musica e dello spettacolo) quando, incrociando alcuni laboratori di liutai entrai per curiosare sul loro lavoro. Ne rimasi affascinato...». Un fascino che ha portato Riccardo a iscriversi «alla Scuola di Gubbio (l’altra, famosissima, è quella di Cremona) uscendone, dopo tre anni con il diploma di maestro liutaio e archettaio».

Lo strumento

Dopo il diploma ha aperto un suo laboratorio, dedicandosi a produrre la “chitarra ferrarese”. «È uno strumento – dice Riccardo – nato da un curioso sincretismo culturale composto da influenze austriache (quando nel XIX secolo l’Austria dominava il Nord Italia), ebraiche con influenze spagnole, e infine gitane».

In particolare, «un ruolo speciale nel rendere questo tipo di chitarra particolarmente importante – spiega il liutaio portuense – lo ha svolto, negli anni Trenta del XX secolo Mario Maccaferri. Era un ferrarese, di Cento, che emigrò in Francia e poi negli Usa e fece conoscere questo tipo di chitarra a schiere di musicisti jazz».

Importantissimo, per la sonorità delle chitarre, il tipo di legno che viene usato. «In particolare uso – rivela Mordeglia – castagno, noce, ciliegio, pero e pioppo e li trovo nelle fiere del settore o nelle segherie specializzate. Lavoro per lo più su ordinazione on line, e ormai sto inviando chitarre da una quindicina d’anni in Europa e nel Nord America. Ho anche un sito internet dedicato (www. mordeglia. com) e sono registrato all’Agenzia delle Entrate come artista».

IL LAVORO

La produzione di «una chitarra – evidenzia Riccardo – richiede da uno a due mesi di lavoro, in quanto giocano un ruolo decisivo quelle che sono le condizioni meteo delle giornate in cui si lavora, la temperatura, il tasso di umidità. Tutti fattori ambientali che incidono molto sui tempi di asciugatura delle colle e della vernice finale nonché sulla perfetta stagionatura di alcune parti».

Una vera curiosità, racconta Riccardo, «è che gli strumenti ad arco sono nati in Mongolia. Infatti i cavalieri della steppa erano abilissimi arcieri e usavano l’arco anche come strumento musicale durante le soste negli accampamenti. Ancora oggi il crine dei cavalli mongoli è molto apprezzato e usato per i violini e le chitarre non “plastificate”, mentre nelle scuole italiane di liuteria (Cremona e Gubbio) più di metà degli studenti arriva dalla Corea o dalla Cina». –

Mario Bellini

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