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Salvata nell’ambulatorio con il defibrillatore «Grazie ai miei angeli»

Katia Romagnoli ;

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GORINO. Dal blackout per un infarto alla rinascita: ad averle restituito la vita, dopo un arresto cardiaco improvviso, sono stati angeli in carne ed ossa ed a loro, Samuela Zanellato, vuole tributare tutta la propria riconoscenza.

Una settimana fa la corsa disperata in auto da Gorino, dove la donna, una casalinga 45enne vive con il marito e tre figli, sino a Goro, nell’ambulatorio del medico Fabio Magon, dove arriva con dolori al petto lancinanti e diffusi lungo il solo braccio destroe con un filo di voce.

il racconto

«Mi sono sentita male all’improvviso, in pieno giorno – racconta Samuela Zanellato –; mio marito era al lavoro, ho chiamato il medico e dai sintomi mi ha suggerito di andare subito in ambulatorio a Goro, facendomi però accompagnare. Ho rintracciato un’amica, Orietta Mantovani, che ringrazio. È stata la mia salvezza correre in ambulatorio, dove il medico aveva il defibrillatore – prosegue la donna, dimessa ieri dall’ospedale di Cona –. Voglio ringraziare con tutto il cuore anche il mio medico Fabio Magon, il quale ha fatto davvero un miracolo tra massaggio cardiaco e defibrillatore ed i soccorritori Morris Fogli e Ruggera Pappi dell’ambulanza di Nico Soccorso, il dottor Graziano dell’automedica dell’ospedale del Delta ed i soccorritori dell’elimedica di Ravenna, atterrata nel campo sportivo di Goro, da dove sono stata trasferita al pronto soccorso di Cona».

Samuela ricorda nitidamente il momento in cui ha detto al medico che non aveva più forze, neppure per parlare e convinta, che fosse per lei la fine, ha detto stop. Quando si è svegliata era già in eliambulanza. Al suo fianco c’era anche la primogenita Giada, in attesa del secondo figlio e l’assistente del medico, Antonella Selvatico, alle quali estende i ringraziamenti per tutte le premure.

il messaggio

«Quello che ora voglio far passare è un solo messaggio – sottolinea la donna gorese, che ora dovrà attraversare un anno di riabilitazione –, ossia invitare tutti a fare corsi di primo soccorso, perché i defibrillatori ormai ci sono ovunque, anche nelle cooperative di pesca, negli impianti sportivi, ma nessuno o quasi li sa usare. Tutti possiamo salvare vite, come è successo a me. Io sono rinata e se oggi sono qui a dire queste cose è grazie ai miei angeli sulla terra. Sicuramente qualcuno lassù ha voluto darmi una mano». —

Katia Romagnoli

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