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Caso Aldrovandi in Tv Il giudice: l’ex questore non è stato diffamato

Caso Aldrovandi in Tv Il giudice: l’ex questore non è stato diffamato

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Caso Aldrovandi: Elio Graziano, ex questore di Ferrara (e in seguito di Modena), è stato condannato in sede civile a pagare le spese giudiziarie per una causa da lui intentata contro la Rai. Graziano, che abita in provincia di Modena aveva accusato Riccardo Iacona e lo staff di “Presa Diretta”, la popolare trasmissione di approfondimento di RaiTre, di aver utilizzato senza il suo permesso immagini della sua testimonianza al processo Aldrovandi oltretutto diffamandolo e provocandogli danni d'immagine per aver tagliato le sue parole come se avesse sostenuto che i poliziotti andavano difesi.

La causa si concentrava sulla trasmissione di “Presa diretta” del 6 gennaio 2014 dedicata alla morte del diciottenne avvenuta quando Graziano comandava la questura ferrarese.

L’ex questore sosteneva che la Rai aveva girato il video della sua deposizione al processo di primo grado nel febbraio 2008 senza la sua autorizzazione e che il suo silenzio era insufficiente come permesso. Il giudice invece ricorda che, salvo casi previsti, le udienze dei processi sono sempre pubbliche e che per partecipare non serve un’autorizzazione ed è anche legittimo diffonderle. Aggiunge: «La legge, in considerazione dell’impatto che una ripresa televisiva o cinematografica o una trasmissione radiofonica possono avere tanto sul corpo sociale quanto sui protagonisti del processo, dispone che occorre un’autorizzazione del giudice. Una volta data tale autorizzazione l’udienza assume un carattere di pubblicità piena». Ed è stato così «in ragione dell’evidente interesse pubblico alla conoscenza del dibattimento».

Graziano sosteneva che queste riprese erano state inserite dopo un taglio in montaggio nel programma di Iacona a fini denigratori, quindi c’era diffamazione. Il giudice nota il ruolo critico del programma su Aldrovandi ma scrive in sentenza che la critica non è cronaca: è sempre opinione. Per Graziano, poi, era intollerabile la presentazione delle sue parole al processo così come presentate quando Iacona afferma: «Al questore, poi, al processo hanno chiesto conto perché le indagini non sono partite subito, perché hanno sempre detto che avevano ragione i poliziotti». Il giudice non la pensa così, perché Iacona aveva precisato da subito che la puntata “Morti di Stato” non voleva essere contro le forze dell’ordine. Scrive il giudice: «La sequenza televisiva mostrata nel corso della puntata appare espressione di legittimo esercizio del diritto di cronaca e critica, quale forma di espressione della libertà di manifestazione del pensiero costituzionalmente garantita». —

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