«Tutti contro il fango su Goro Ma nessuna parola per Willy»
Il fratello del ragazzo ucciso interviene dopo il documento del consiglio comunale «Vi farò leggere le testimonianze dei 90 goresi che hanno nascosto e non detto»
GORO. Dopo il documento del consiglio comunale di Goro, contro gli attacchi mediatici al paese e contro “il fango sui cittadini” sul caso dell’omicidio di Willy Branchi, il fratello Luca, in una lunga lettera aperta al paese, si dice « sorpreso ed emozionato», sul fatto che finalmente i goresi avevano deciso dei fatti legati alla notte del 30 settembre 1988, quando Willy venne ucciso. Poi si è ricreduto perché il consiglio in realtà «era contro il “fango” che sarebbe stato gettato da trasmissioni tv su Goro».
Solo colpa della Tv?
«Non una parola su Willy - continua Luca - , non un commento su ciò che è emerso ad oggi, dopo 5 anni di indagini, 7 persone indagate dopo trent’anni dalla morte di mio fratello, quasi tutti miei compaesani e alcuni indagati per omicidio volontario». «Il problema oggi a Goro è un altro, è il “fango” che è stato gettato addosso al paese!!». Riflette e sottolinea: « E’ certamente vero, Goro è stato dipinto quasi come un “girone dantesco”, nel quale in passato – pare - succedessero cose inimmaginabile». Poi rileva che tutto ciò che è stato riportato in tv «altro non sono che parole dei miei compaesani, in assoluta e totale libertà». Accusa e punta il dito, Luca Branchi: «In paese quello che da più fastidio è l’utilizzo dell’espressione “tutti sanno cosa è successo”». Legge sui social di persone indignate da questa frase, ma «francamente non capisco questi atteggiamenti». Ricorda che in questi anni, in Procura, sono state sentite più di 90 persone: «vorrei un giorno pubblicare quelle dichiarazioni per farvi capire quello che sto provando, farvi leggere ciò che tante persone hanno avuto il coraggio di dire o di nascondere».
Noi diamo fastidio
«Una cosa è certa e l’ho capita oggi - scrive deciso - la vicenda di Willy ha dato fastidio, io sto dando fastidio, ostinandomi dopo 30 anni a cercare ancora gli assassini di mio fratello, mettendo in cattiva luce il paese e i suoi abitanti». E lui, risponde a tutti: «Sapete cosa faccio? Chiedo pubblicamente scusa, senza polemica. Non volevo recare danno al posto che ha visto nascere e crescere Willy (e morire, ammazzato, ndr)». «Certo, a 18 anni è stato brutalmente assassinato da qualcuno che ancora oggi suscita in alcune persone paura e tormento, ma questo non è minimamente paragonabile alla gravità del “fango” gettato sul paese» la frustata che dà al paese. E sulla invasione delle Tv? «Mi sarei aspettato dopo quelle trasmissioni che qualcuno si fosse attivato per prendere le distanze da certi personaggi, dalle loro dichiarazioni agghiaccianti. Che qualcuno avesse avuto il coraggio di urlare “noi non siamo così, e chi ha detto quelle cose ne deve rispondere”: niente di tutto questo è stato fatto». Ora, scrive amareggiato, «si aspetta che passi “la tempesta”, sperando che le cose tornino al loro posto, tanto prima o poi si stancheranno di seguire questa vicenda, no?» . E risponde «No, andrò avanti da solo (come fino ad oggi ho fatto), senza chiedere nulla a nessuno (come fino ad oggi ho fatto)». e per evitare imbarazzi ai compaesani, «ho deciso di far togliere il nome di Willy Branchi dall’associazione Young Club». «Credo che anche consegnare il premio Willy Branchi alla manifestazione “Goro paese canoro” possa essere fonte di imbarazzo per molti e quindi chiederò che il premio non venga più assegnato: è giusto così. Vi chiedo scusa». —
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