Alan Fabbri: le radici nei campi del Bondenese, scintilla leghista scoccata a 14 anni
Papà Fabrizio e mamma Angela raccontano il neo sindaco di Ferrara: «Ha voluto la bicicletta, ora deve pedalare. Ma a lui piace tribolare»
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FERRARA. Per capire un uomo, bisogna cercarne le radici. Quelle di Alan Fabbri sono ben piantate nella campagna di Burana, tra Bondeno e Pilastri, dove a fianco del canale si apre il cortile dell’azienda agricola Fabbri, in attività dal 1880, che produce ortofrutta, soia, grano duro e da qualche anno si è specializzata in sindaci. In quella casa di agricoltori, con la facciata senza mattoni a vista e un vecchio fienile destinato a trasformarsi a breve in agro-bar, vive quando non ha impegni politici il neosindaco di Ferrara, nella stessa stanza dov’è cresciuto, assieme ai genitori Fabrizio, 69 anni, e Angela, di 65, e al fratello 33enne Stefano. «L’altra mattina me lo sono trovato nel mio letto, “papà c’era un caldo...”» racconta Fabrizio, che come ogni giorno si era alzato alle 5 per andare in campagna.
In quella casa c’è il mondo di Alan, le sue chitarre e bassi, le foto di famiglia del nonno alpino e partigiano (e il trisavolo con il passaporto del Regno d’Italia), e i container con il materiale del Bundan Festival, «con il fatto che abbiamo spazio ci portano tutto». E qui si svolgevano le prime riunioni dei giovani leghisti «che venivano da Milano» con l’unico seguace del Carroccio sotto il nostro Po.
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Le origini. Fabbri ha preso la cotta per la politica e la Lega Nord, quella federalista, a 14 anni. Papà era democristiano da sempre, mamma di famiglia comunista, di San Felice, e si ricorda di quando venivano a portare l’Unità a casa: è venuto fuori un figlio «mezzo di destra», così lo vede il padre, che però ha preso il carattere aperto e la voglia di stare in mezzo alla gente dalla madre. «Lui è stato sempre un bambino interessato alle cose che succedevano, seguiva i Tg come nemmeno noi» ricordano i genitori. È approdato al liceo scientifico di Bondeno dopo essere stato nell’ultima classe delle scuole di Burana, prima della chiusura: da qui, forse, l’attenzione annunciata da candidato per le scuole di paese. La “scintilla” politica fa ormai parte della narrazione ufficiale, e i genitori la confermano in toto: nell’estate di 26 anni fa si fermò in azienda un turista bergamasco («un tempo da qui passava gente diretta al mare»), comprò zucche e lasciò i volantino della Lega di Miglio. Roba esplosiva per il futuro bi-sindaco, da affiancare all’altra passione, per il basso elettrico.
Per l’agricoltura no, Alan non ha mai mostrato predisposizione, «ci dava una mano da studente in campagna, ma non ha mai pensato di rilevare l’azienda - racconta il padre - Voleva fare Scienze politiche a Bologna ma non c’erano i soldi per prendergli l’appartamento, così ha seguito i suoi compagni a Ingegneria, a Ferrara. Un po’ me lo ha rinfacciato».
La crescita. Nel frattempo cresceva lo spazio dell’attività politica, «un giorno mi ha chiesto di portarlo alla stazione perché venivano amici da Milano. Chi ei sti chi gli ho chiesto, ero un po’ preoccupato, sapete dei milanesi... Ma poi abbiamo cominciato ad ospitarli da noi, li abbiamo conosciuti e sono iniziate le trasferte a Pontida» è sempre Fabrizio a ricordare.
Il secondo leghista di Burana è stato il postino, che metteva sul motorino lo stemma del Carroccio. Poi è cresciuta la sezione del Carroccio di Bondeno e Fabbri ha cominciato la scalata istituzionale: assessore, sindaco matildeo, poi candidato in Regione con il traino di Salvini («si conoscono da quando aveva 20 anni, a Milano») e l’ultimo rush a Ferrara.
Bicicletta e minacce. Ma voi, in casa, lo sapevate prima della sua candidatura? «No, no - rispondono all’unisono i genitori - Ogni tanto girava la voce e lo chiedevamo a lui, “non ho ancora deciso niente”». Poco dopo Natale Alan ha “confessato” «e allora gli ho chiesto se ci aveva pensato bene, poi con la bicicletta bisogna pedalare, Ferrara non è Bondeno. Però devo dire che sono più tranquillo rispetto all’altra volta, in Regione...». Papà Fabrizio si riferisce alla vicenda delle minacce nei confronti del figlio, in quella campagna elettorale segnata dai blitz leghisti nei campi rom: arrivarono i carabinieri nella casa di via Virgiliana, fecero mettere luci ovunque e suggerirono pure le telecamere, e fu allora che qualcuno buttò lì, «non è meglio che ti trasferisci?». Alan aveva abitato qualche anno a Ferrara dopo il matrimonio, poi era tornato nella casa di famiglia a seguito della separazione. Le minacce finirono così com’erano iniziate.
A Roma, come deputato, «avrebbe potuto andarci già, ma a lu ag pias tribular, vuole un lavoro operativo, da sindaco è perfetto: quando quelli di La7 sono venuti a intervistare gente in paese, non trovavano neanche uno che ne parlasse male» è sempre il padre a raccontare.
E mamma Angela se le ricorda bene quelle settimane post terremoto, quando il figlio sindaco stava in caserma dai Vigili del fuoco per giorni interi, «gli portavamo i vestiti e il mangiare là». E a proposito, i Fabbri ci tengono a sottolineare che «noi dal terremoto non abbiamo ricevuto un euro, quel fienile rifatto da nuovo qui dietro è di un’altra azienda».
Passioni e disgusti. Non cercate di far colpo su Fabbri portandolo in un ristorante di pesce, «proprio non lo sopporta, è l’unica cosa che non mangia. Gli piace da matti la pasta, ieri lui e suo fratello ne hanno fatti fuori tre etti, sono buone forchette e dire che da piccolo Alan non voleva mai mangiare - è la mamma a prendere in mano il racconto - Pizza, gnocco e tigelle a volontà, carne poca. A pasto lui e Stefano bevono solo acqua». C’è la storia della birra “La Pitona”, marchio dell’azienda Fabbri’s appena presa in mano da Stefano con l’aiuto attivo del neosindaco: le prime 1.500 bottiglie prodotte con l’orzo piantato dietro casa e lavorato a Renazzo sono andate bruciate.
Poi, certo, la musica. La fattoria è stata la base di tutti i gruppi di Fabbri, andavano a suonare alle feste dell’Unità e ovunque li chiamassero. Un liutaio di paese gli ha regalato un violino, gli è arrivata in omaggio anche una piva celtica ma quella è difficile da suonare. Infine il Bundan Festival, con gli amici d’infanzia e quelli conosciuti ad Argenta, a Trigallia.
Finale. Ancora niente nipotini nella casa di via Virgiliana, quello aspettano i Fabbri più del taglio del codino di Alan, «ce l’ha fin da piccolo, prima o poi se lo toglierà» dice la mamma. E la festa per l’elezione? «Io al lunedì sono al mercato di Finale a vendere zucchine e ciliege» conclude Angela. Poi, magari, qualcosa si farà. —
Stefano Ciervo
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