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Nuovo San Cristoforo Il tempio apre al culto e ai riti funebri

Marcello Ferrari
Nuovo San Cristoforo Il tempio apre al culto e ai riti funebri

Da domenica 23 giugno tornano le celebrazioni religiose Don Bertieri nominato rettore della chiesa rossettiana

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Terminati i lavori di restauro e dopo la completa riapertura al pubblico – avvenuta lo scorso mese di aprile in concomitanza con le festività pasquali – mancava ancora un ultimo tassello affinché il recupero del Tempio di San Cristoforo della Certosa potesse dirsi a tutti gli effetti completato: la riapertura al culto.

Con la ripresa delle attività religiose che avverrà nelle prossime settimane, anche quest’ultimo traguardo sarà raggiunto, e il terremoto per la Chiesa della Certosa potrà essere messo definitivamente alle spalle.

L’apertura

A partire da lunedì 24 i funerali torneranno infatti ad essere celebrati nella splendida chiesa progettata da Biagio Rossetti, e non più quindi presso l’Ara crematoria come è avvenuto fino adesso, mentre a partire da domenica 23 tutte le domeniche si tornerà a celebrare la messa alle ore 10. Per la cerimonia ufficiale di apertura, officiata dall’arcivescovo Mons. Gian Carlo Perego, bisognerà invece attendere domenica 7 luglio alle ore 10.

Un ritorno quindi a quella che è la sua funzione principale – accanto a quella turistica – che porta anche una novità rispetto a quella che era la situazione pre sisma, ossia la presenza di un sacerdote risiedente all’interno della Certosa, il quale già da alcuni mesi sta celebrando i funerali, e che ora si occuperà quindi della gestione spirituale del Tempio (per il resto gestito invece da Ferrara Tua, essendo questo di proprietà comunale).

Il nuovo rettore

Stiamo parlando di don Mario Bertieri, 74 anni, per 28 anni parroco a Montalbano e in seguito, dal 1999 allo scorso settembre, parroco di Gaibanella e Gaibana (e dal 2016 anche di Sant’Egidio), e ora nuovo rettore della Certosa. Il recupero di una delle più belle chiese di Ferrara e tra quelle con maggiore richiamo turistico grazie alla ricchezza artistica e architettonica che la contraddistingue – nonché il luogo dove tantissimi ferraresi hanno salutato i propri cari – trova così il suo compimento. –

Marcello Ferrari

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