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La bicicletta di Fabbri, il campanello del centrosinistra

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“Ag pias tribular”. Alla vigilia del voto che avrebbe consacrato una marcia lunga ventiquattro anni, dall’incontro fortuito con il federalismo protoleghista di Miglio per mano di un vacanziere bergamasco che si era fermato a comprare zucche in quel di Burana e intanto mollava volantini, alla storica presa di Ferrara con una Lega non più (solo) Nord, papà Fabbri diceva di Alan che è uno sgobbone, fatica con piacere. Sarà messo alla prova. “Hai voluto la bicicletta, ora devi pedalare”, gli han detto in casa. E s’è stata fatica la pianura della tappa Bondeno-piazza Municipale, ora deve ripagare la fiducia su un percorso tutto in salita, tosto, illuminato dai riflettori che amplificano le emozioni ma sono impietosi. Vietato sbagliare. A partire dagli incarichi fiduciari della burocrazia di palazzo e dai nove della giunta.

Se al momento di formare la coalizione, si poteva ipotizzare che ogni partito avrebbe indicato un assessore e quattro il sindaco, i risultati delle urne e la suddivisione dei seggi del consiglio rafforzano l’autonomia del primo cittadino. Alan Fabbri avrebbe i numeri per governare anche solo con la Lega e con Ferrara Cambia, la civica a cui ha offerto il volto per i manifesti e nome e cognome da inserire nel simbolo mutuandone di rimando lo slogan per la campagna elettorale; Forza Italia e Fratelli d’Italia rischiano di doversi accontentare… Non può essere l’appartenenza a condizionare le scelte, ma le competenze: è questione di affidabilità, fondamentale per chi legge il mandato delle urne come un invito esplicito a mettere mano alla macchina amministrativa e non vuol fallire. C’è da attendersi una robusta rappresentanza di “tecnici”, anche in trasferta.

Il centrosinistra ferrarese ha ben altre questioni. La sconfitta ha dato la stura a tensioni che risalgono alla costituzione del Partito Democratico, con la componente che viene dai Ds che qui recrimina di aver subito una costante erosione di agibilità politica e di rappresentanza. La segretaria cittadina si presenterà dimissionaria all’assemblea convocata per giovedì, il segretario provinciale invoca un congresso a stretto giro per serrare le fila e prendere atto degli errori compiuti come passo necessario per aprire un nuovo ciclo. Prendere atto della sconfitta e delle sue dimensioni – aggiungo, dopo aver sentito certe reazioni.

L’amministrazione uscente è inciampata sulla sicurezza e le percezioni e paga lo scotto di Carife, ma la misura della debacle è quella dello scollamento ampio tra il palazzo e la piazza. Era già accaduto il 4 marzo, alle Politiche. Dalle urne era giunto un segnale chiaro, ma la classe dirigente ferrarese non l’ha colto, ha proseguito sulla sua strada. Ed è andata a sbattere ancora. Vedremo ora cosa deciderà. —

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