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dopo il caso csm 

La Camera penale va all’attacco sulle regole: «È tempo di riscriverle»

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«Come ha sottolineato il Presidente dell’Unione camere penali italiane, Giandomenico Caiazza, occorre una radicale riforma dell’ordinamento giudiziario», srive il direttivo della Camera penale (avvocati che esercitano il diritto penale) di Ferrara. Come? «Mantenendo ferma e sacra la autonomia e la indipendenza dei magistrati, separando gli inquirenti dai giudicanti anche negli organi di governo della magistratura, rafforzando in essi, in modo paritario, la percentuale dei membri laici e affidando al Parlamento – cioè ad un organo politicamente responsabile e rieleggibile – criteri e priorità dell’esercizio dell’azione penale». Una proposta di riforma costituzionale che è già in discussione in Commissione Affari Costituzionali, aggiunge la Camera penale estense, voluta dalle Camere Penali Italiane e sottoscritta da 72mila cittadini.

Una presa di posizione ispirata dalle «recenti vicende che vedono coinvolti Csm e “mondo” della carta stampata» e impongono «una profonda analisi e una profonda riflessione sull’attuale funzionamento del sistema giustizia, con particolare riferimento al meccanismo dell’ordinamento giudiziario, alle nomine dei magistrati, alla loro indipendenza, passando per il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale». L’origine del malcostume, questo il ragionamento del direttivo, risiede «nelle regole esistenti», che vanno oltre «la sola “questione morale”. La sola integrità morale, senza regole o con regole poco efficaci, non può prevenire o limitare certi fenomeni».

Il giudizio sulle regole è molto critico. «Quello che si vuole evidenziare è l’ipocrisia che caratterizza le dinamiche sottese alla nomina dei vertici degli uffici giudiziari - è il commento della Camera penale - Dinamiche tutte interne a logiche correntizie ed in quanto tali necessariamente e naturalmente politiche. Quando gli equilibri correntizi – quindi politici – funzionano, tutto sembra procedere per il meglio; quando quegli equilibri saltano si scopre l’esistenza di un’azione penale obbligatoria solo come simulacro ma discrezionale nella realtà quotidiana degli uffici delle procure». —

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