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La sinistra che non c’è. Cronaca di una batosta annunciata

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Siamo nel pieno di un momento populista, con il confronto politico ridotto a uno scontro tra le masse impoverite dal mercato e chi prospera sullo status quo. La sinistra non è in grado di rappresentare quelle masse perché da anni asseconda il loro impoverimento: promuove l’austerità, il pareggio di bilancio, lo smantellamento del welfare, privatizzazioni, liberalizzazioni, la precarizzazione e svalutazione del lavoro. Così il vuoto di rappresentanza è stato riempito dalla destra, che non contrasterà mai l’invadenza del mercato, ma è riuscita ad accreditarsi come paladina delle masse.

Il Pd ferrarese non ha fatto nulla per intaccare questo schema, innanzi tutto perché si è presentato agli elettori con il volto dell’apparato incapace di autoriformarsi. Dopo mesi spesi a cercare un candidato sindaco nel segno del cambiamento si è buttato sull’usato per nulla sicuro emerso dalle lotte intestine: quel Modonesi forse scelto per avere aperto le porte della città all’impiego dell’esercito nella gestione dell’ordine pubblico. Stesso discorso per le liste che hanno affiancato il Pd nell’appoggio a Modonesi, come mostra quella promossa da Fusari: assessore della giunta uscente, non certo nota per aver vissuto criticamente i suoi dieci anni di esperienza amministrativa, che neppure si è dimessa dalla carica nei mesi in cui faceva finta di duellare con Modonesi. Il tutto con il contributo delle forze a sinistra del Pd, che non sono riuscite a presentarsi per l’incapacità di individuare un candidato comune.

A queste condizioni la strada di Fabbri è stata tutta in discesa, ma è bene che il nuovo sindaco non si abitui ad avere vita facile. Certo, il carro del vincitore sarà presto affollato da molti tra coloro i quali hanno finora omaggiato gli amministratori Pd, e questo consentirà di ricreare in tempi rapidi la trama del potere cittadino. Ma sarà una trama instabile, sottoposta al rischio di rapide oscillazioni dell’elettorato. Molti hanno votato destra per disperazione e non perché credono che l’insicurezza di cui soffriamo è dovuta a problemi di ordine pubblico, da risolvere promuovendo il far west. Quegli elettori vogliono combattere l’insicurezza sociale e verificheranno se Fabbri farà ciò che ha dichiarato in campagna elettorale: ad esempio che avrà un occhio di riguardo per le periferie, che promuoverà un trasporto pubblico efficiente e che svilupperà i servizi sanitari e di prossimità.

Qui cascherà l’asino. La destra che nei Comuni chiede più Stato sociale è la stessa che a Roma vuole la flat tax e dunque determinerà un’ulteriore diminuzione delle risorse destinate agli enti territoriali. È la stessa che ama le privatizzazioni e le liberalizzazioni e che dunque smantellerà quel poco di patrimonio pubblico che il Pd non è riuscito a dissipare: come le farmacie comunali.

Per questo i Salvini e i Fabbri potranno essere delle meteore. A condizione che la sinistra sappia tornare a combattere per le cose per cui è nata. —

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