Case vacanze in affitto ma era una truffa Gabbati venti turisti
L’imputato risiede in provincia e da tempo non è reperibile Prendeva la caparra ma l’alloggio era abitato dai proprietari
Tra le sue vittime c’è anche il sindaco di Santa Teresa di Gallura (Ss), Stefano Pisciottu, che ha raccontato l’episodio ai giornalisti locali. «Hanno suonato al campanello di casa alcune persone che dicevano di avere un contratto d’affitto per trascorrere un periodo di vacanza... a casa mia». La sua risposta li aveva messi in allarme: «Scusate, io veramente qui ci abito». Il dialogo successivo ha qualcosa di surreale: «Guardi che abbiamo pagato la caparra per questa casa». «Io sono il sindaco di Santa Teresa di Gallura - la replica - questa è casa mia e non l’ho affittata a nessuno».
specchio per allodole
Non è stato l’unico battibecco con sconosciuti che ambivano ad entrare, dopo aver versato un anticipo, in un’abitazione che si trova in una delle zone più attrattive della Sardegna. Perché a carico di Daniele Bonsi, classe ’72, la pubblica accusa (pm onorairo Stefano Antinori) ha segnalato una ventina di episodi che hanno seguito tutti lo stesso copione: case vacanze date in locazione a due passi dalle spiagge più belle d’Italia o dai panorami più suggestivi (Madonna di Campiglio) utilizzando piattaforme web, come Subito.it. Era l’idea che irretiva turisti ignari di essere stati coinvolti in una truffa.
Da Ferrara all’africa
Il processo si svolge in tribunale a Ferrara ma l’imputato risiede in provincia. In realtà neanche il suo avvocato (Giorgio Bolognesi, d’ufficio, ieri in udienza assieme alla dottoressa Federica Greco) l’ha mai rintracciato. Si sa che circa 3 anni fa l’uomo è stato identificato in una località del Madagascar. I truffati invece stanno tutti in Italia, alcuni sono sardi e speravano di andare ad affacciarsi sulla bellissima costa nord provenendo da altre zone della regione. Ognuno versava 3/400 euro di caparra e acquisiva sulla carta il diritto di stabilirsi per un periodo in un alloggio situato in una zona esclusiva. Peccato che fosse tutto falso (bottino:12-13mila euro). Alcuni dei truffati hanno parlato con voci di donna al telefono, persone che non sono mai state identificate. A Bonsi gli inquirenti sono giunti tramite un codice di conto corrente. Prossima udienza a dicembre. —
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