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Avis, contro il calo delle donazioni ingresso in fabbrica

Avis, contro il calo delle donazioni ingresso in fabbrica

L’associazione vuol recuperare soci nella fascia 35/50 anni Buona la risposta dei giovani, decolla la raccolta di plasma 

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Dopo le scuole, le fabbriche. L’Avis cerca di riportare sul lettino fasce di donatori che hanno diminuito il loro “peso” negli ultimi anni tra gli 11mila associati della provincia. E chi ha tirato il freno sono soprattutto i 35/50enni: al contrario dei giovani, che in provincia danno un contributo crescente alla raccolta di sangue, la disaffezione dei donatori “maturi”, quelli che in genere lavorano, hanno formato una famiglia e dovrebbero essere tra i più attenti a quanto accade nella società, ha spinto i vertici dell’Avis provinciale a bussare ai capannoni delle fabbriche.

Gli stili di vita

Anche di questo si è parlato ieri durante i lavori del convegno che ha riunito a Pomposa le principali associazioni di donatori (Avis, Fidas, Admo, Aido), in occasione della “Giornata mondiale del donatore di sangue”. «Purtroppo è un fenomeno emergente degli ultimi anni - commenta il presidente provinciale Avis, Davide Brugnati - ma stiamo cercando di controbilanciarlo entrando nei luoghi di lavoro».

Cambiano in effetti gli stili di vita e tra chi si copre la pelle con tatuaggi, si reca in Paesi esteri che richiedono al rientro una vigilanza sulle condizioni di salute e chi lavora fuori provincia e fa più fatica a raggiungere l’ambulatorio cittadino l’esigenza di coinvolgere maggiormente soci e non (più donatori, più donazioni/anno) si è fatta stringente.

Un’attività esplorativa è già in corso con il Consorzio di Bonifica, «al quale abbiamo chiesto di inserirci con un breve spazio nel loro programma di attività formative», dice Brugnati. Il prossimo step, aggiunge, sarà coinvolgere le grandi aziende. In autunno l’associazione punta a organizzare incontri con i dipendenti delle imprese del petrolchimico, uno dei serbatoi industriali più consistenti della provincia, «e di poter risalire la china grazie a nuovi ingressi perché l’incremento dei donatori è oggi una delle nostre priorità». Nel 2018, anno parecchio difficile per le donazioni un po’ in tutta Italia, precisa Brugnati, Ferrara ha registrato il calo di circa 350 sacche sul 2017.

campagna estiva

«Ma nel 2019 la situazione è migliorata e dopo un inizio molto zoppicante siamo ritornati a segnare un “più”. «Oggi siamo a + 69 e se riusciamo a superare indenni la stagione estiva, periodo dell’anno critico per le donazioni a causa delle vacanze, possiamo sperare di riportarci ai livelli di due anni fa e forse superarli», auspica il presidente provinciale.

Per questo motivo l’Avis sta lanciando la campagna “Prima dono poi parto”, sostenuta dalla Regione, che esporrà i manifesti in tutti gli ospedali.

Gennaio e febbraio 2019 sono stati mesi di “magra” anche a causa dell’incidenza dell’influenza, che ha messo a letto migliaia di ferraresi. Anche per questo motivo l’associazione promuove l’uso del vaccino antinfluenzale, in particolare tra coloro che hanno più di 55 anni, la fascia di donatori che risponde in modo più massiccio ai richiami dell’Avis. Buona resta, intanto, l’adesione alla donazione di plasma (plasmaferesi), che garantisce circa mille sacche all’anno. —

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