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Dalla piccola frazione alle vette più alte L’operaio dei telefoni dalle mille passioni

Mario Bellini
Dalla piccola frazione alle vette più alte L’operaio dei telefoni dalle mille passioni

Appena maggiorenne si è trasferito da Quartiere alla metropoli Milano Le sue incredibili avventure raccolte in un libro appena uscito  

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la storia

La piccola frazione di Quartiere può essere orgogliosa di un suo cittadino che a piccoli passi ha piano piano conquistato le vette più alte. In ogni senso. Umberto Bellonzi, scrittore ma anche tanto altro, è arrivato alla sua terza impresa letteraria e dopo i “Racconti di Quartiere”, primo e secondo volume, porta i lettori in giro per il mondo alla scoperta di aneddoti curiosi e intense esperienze di vita.

il suo paese

«Ho lasciato Quartiere a 21 anni, nel 1958, dopo il diploma da elettrotecnico a Ferrara, e ho seguito la grande onda sociale di quegli anni verso le metropoli del Nord in cerca di lavoro. Non avrei mai pensato che da Milano sarei andato a lavorare in giro nel mondo».

Cosa è successo nella metropoli? «Dopo alcuni lavori occasionali ho seguito un corso di elettronica che mi ha consentito di entrare come operaio collaudatore alla Cet (Costruttrice impianti elettro telefonici). Dopo 2 anni sono stato promosso impiegato collaudatore e ho iniziato prima a girare l’Italia e poi Africa, Medio Oriente e America Latina».

sul monte rosa

Il lavoro itinerante di Bellonzi è durato ben 11 anni. A metà anni ’60 è salito in cima al Monte Rosa, a 3.600 metri di quota sul ripetitore più alto d’Italia della Rai e dell’Aeronautica Militare per le notizie meteo e poi in varie regioni italiane fino a Erice (Marsala) e da qui un ponte Radio fino a Capo Bon, in Tunisia.

Sul Monte Rosa «abbiamo portato l’impianto in quota e montato lassù con operai specializzati. Io e un mio collega avevamo poi il compito di collaudarlo». Intanto, per pura passione, «ho iniziato a studiare lo spagnolo e quando la Cet ha avuto grosse commesse in America Latina, ho avuto la fortuna e la possibilità di essere inviato nelle sterminate pampas dell’Argentina a svolgere il mio lavoro».

Emerge così che questa padronanza linguistica ha consentito allo scrittore, negli anni di Videla, di accogliere e accompagnare a Milano Roberto Guevara, fratello del Che, per una serie di conferenze contro la dittatura militare e la tragedia del massacro dei “desaparecidos”.

in argentina

In Argentina Bellonzi deve collaudare un gigantesco ponte-radio da Buenos Aires fino alla Terra del Fuoco lungo una carrettera che costeggia un metanodotto che dall’estremo sud raggiunge la capitale. «L’esperienza di quei mesi trascorsi nelle Pampas è indimenticabile. Lo stato mi aveva affidato ad un accompagnatore ufficiale, un gigante simpaticissimo alto più di due metri che mi accompagnava con un fuori strada. A volte siamo stati giorni e giorni senza incontrare anima viva e giravamo armati perché puma, serpenti e altri animali poco ospitali erano ancora i padroni incontrastati di quelle lande sterminate».

Episodi indimenticabili? «Scelta difficile ma in ogni caso la vista delle Cascate dell’Iguazù, spettacolo naturale assolutamente fuori dall’ordinario e poi nella pampa, un giorno che stavo per collegare il ripetitore alla centrale elettrica quando il mio aiutante mi ha bruscamente strappato per la camicia e sbattuto a terra senza complimenti: il posto dove stavo per mettere le mani con il mortale serpente velenoso che vi stava accoccolato e che non avevo notato».

Poi Bellonzi è tornato a casa e fatto l’insegnante, di certo però quanto scritto nel libro non potrà annoiare... —

Mario Bellini

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