Sì al congresso provinciale Il Pd in cerca di una svolta
La segreteria approva la proposta di Vitellio, in città si è aperto il post-Baraldi I militanti: dalle urne messaggio chiaro, ora non perdiamo i giovani delle civiche
Al termine dell’assemblea del Pd di giovedì sera al centro Acquedotto, tra i candidati delle tre liste civiche che avevano sostenuto Aldo Modonesi c’è stato chi si è deciso a prendere la tessera del partito. Una risposta alla richiesta di nuova linfa e volti giovani avanzata dagli attuali dirigenti, ma anche una volontà precisa del diritto di contare, di non essere solo massa e numero ma voce e rappresentanza.
Del resto, la necessità di non disperdere il patrimonio di energia portato dai civici, in gran parte ancora digiuni di politica, è stato uno dei refrain della lunga e affollata assemblea comunale convocata dalla segretaria Ilaria Baraldi per ufficializzare le già annunciate dimissioni. Una presa d’atto per aprire la porta a un cambiamento non più rinviabile, come le urne hanno espresso senza ambiguità. «Il segnale è chiaro. Ci hanno detto: basta», ammettono gli stessi militanti.
Sì al congresso
Un’esigenza di una svolta confermata anche dalla sollecitazione del segretario provinciale Luigi Vitellio, il cui mandato è scaduto ad aprile, di indire il congresso provinciale.
Proprio su questo punto, poche ore prima dell’assemblea all’Acquedotto, Vitellio aveva incassato il consenso unanime della segreteria provinciale, riunita nel pomeriggio di giovedì. Il congresso provinciale si farà. Ora si tratterà di individuare i componenti della Commissione incaricata di stabilire il regolamento del congresso. Un iter che si svolgerà in parallelo anche per la convocazione del congresso comunale che dovrà definire il “post Baraldi”.
«L’ideale sarebbe cominciare fin da subito, ma sarebbe irrispettoso farlo in estate, quando molte persone sono assenti per le ferie - spiega la stessa Baraldi - Intanto abbiamo bisogno di sedimentare quello che è successo. Giovedì sera ho rassegnato le dimissione e si è aperto un confronto sull’esito del voto e sull’esperienza della campagna elettorale. Non abbiamo la pretesa di aver esaurito l’analisi nel corso dell’assemblea, il dibattito sul futuro del partito è appena cominciato».
Il capogruppo
Uno dei nodi da sciogliere sarà anche la scelta del capogruppo, ma su questo fronte non c’è ancora nulla di certo e di definitivo, né tantomeno di scontato. La sconfitta elettorale ha rimesso in discussione equilibri consolidati e spinto il partito a un’autocritica a 360 gradi. Dal palco hanno preso la parola esponenti dell’ex amministrazione, a cominciare da Tagliani e Modonesi, mentre i consiglieri regionali Calvano e Zappaterra seguivano il dibattito dalla platea.
Spazio vuoto
Non sono mancati i contributi di coloro che, attraverso le liste civiche, si sono affacciati alla politica e a cui ora il Pd guarda come a un possibile “vivaio” da cui ripartire. È innegabile, è stato sottolineato da più parti, che il centrodestra ha avuto la possibilità e la capacità di riempire uno spazio lasciato vuoto dal Pd, che in ampie zone cittadine ha abdicato al suo ruolo di referente, di punto di ascolto. Dove non arrivano più le circoscrizioni, i circoli, i rappresentanti di quartiere pronti a raccogliere le istanze e le lamentele dei residenti per farsene portavoce con gli amministratori, i cittadini si sono sentiti abbandonati, lasciando campo libero agli avversari. —
A.M.
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