#ESAMIDISTATO UN PO’ PAURA E UN PO’ DI CORAGGIO
L’avvicinarsi dell’Esame di Stato genera in tutti gli studenti ansia. In ciascuno, almeno un poco, si presenta la paura. È normale che sia così. È stato così per tutti, seppure in misure diverse. Per dirlo con le parole di una canzone:
...oggi scendere dal letto è andare sul patibolo alternare l’euforia e la perdita di stimolo... (Marracash, “Untitled”, 2015).
La paura, perchÉ?
Certo, c’è la paura di “andare male” all’esame. È in qualche modo comprensibile. Per chi ha tanto studiato negli anni, è il timore di non raccogliere il riconoscimento meritato o almeno sperato. Per chi meno si è applicato, è il timore degli esiti. Tutto questo è presente, ma non basta, da solo, a spiegare un poco di ansia e paura. C’è pure un altro genere di paura che serpeggia. Questa viene dall’essere consapevoli che si sta affrontando una tappa importante della vita. È il tempo di un grande passaggio. Di che meravigliarsi? Se solo ci si pensa, si è al termine di cinque anni di scuola. Mica pochi! Ma non solo quelli: prima ce ne sono stati altri tre e prima ancora altri cinque. Senza contare la scuola dell’infanzia. Magari anche qualche incidente di percorso. Dunque, più o meno, 16 anni di scuola:
“un minuscolo segmento di eternità o un’approssimazione dell’eternità? ” (Enrico Filippini).
IL TEMPO
Per noi esseri umani, che misuriamo il tempo sulla nostra esistenza, la scuola è un’approssimazione dell’eternità. Come pensare, dunque, che non si senta paura per una quasi-eternità che sta finendo? La scuola vi ha incontrati perlopiù a tre anni, piccini e bisognosi di tutto. Ora vi comunica che “tanaliberitutti” e di anni ne avete più o meno diciannove. Grandi, uomini e donne. Compiuti, almeno fisicamente. Questo sarà dunque, almeno un poco, un periodo con qualche ansia e paura. Niente di cui meravigliarsi, ho cercato di spiegarvi. Piuttosto la paura va riconosciuta e chiamata col suo nome.
La tua paura prova solo che il coraggio esiste... E metto a nudo le paure ch e ho... (Marracash, “Untitled”, 2015).
Caro diario, ti scrivo perché ho paura. E non me ne vergogno. Perché in fondo sai che dalla paura nasce il coraggio. E dal coraggio che ho portato avanti un sogno (Mose, “Ho paura”, 2018).
LA PAURA
Per capire meglio perché dalla paura nasce il coraggio, condivido con Voi le parole di alcuni abitanti delle zone terremotate nel maggio 2012: “La paura, entro limiti fisiologici, è dimensione naturale della vita. Documenta la percezione di pericolo che sentiamo in taluni momenti. Sul momento è stata paura per l’incolumità propria e delle persone care. Poi paura che le scosse non finissero mai... Quale antidoto al veleno di questa paura, oltre alle ragionevoli misure di prevenzione e di cura? Forse ritrovare fiducia nella vita, nelle persone, nelle attività quotidiane”.
La paura spinge ad avere coraggio. Il coraggio ha a che fare con cor, cordis e significa, in altre parole, avere cuore, “prendere in mano il proprio cuore” per affrontare la realtà, riponendo fiducia nella vita e negli altri. Vi auguro di cuore che, con l’aiuto dei vostri familiari ed amici, sappiate gestire le vostre paure ed essere coraggiosi, per quanto potete. Prendete in mano il vostro cuore per affrontare questa prova d’esame. Scoprirete – dopo – che non sarà stata una prova impossibile. Anzi, i più fra voi diranno: “è stato facile”. Ora invece avete un poco paura perché questa è probabilmente la prima prova della vostra nuova vita da adulti, quali siete divenuti. Per noi che facciamo scuola giorno dopo giorno, anno dopo anno, è motivo d’orgoglio avervi accompagnato, con i nostri pregi e difetti umani, nel divenire adulti. Noi ci fermiamo qui. Il seguito è vostro. —
*Direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale
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