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«Troppi veti sui candidati civici Il Pd ora cambi pure in regione»

Marcella Zappaterra in Direzione nazionale ha analizzato la sconfitta Avevamo deciso la discontinuità, dice, ma poi nulla si è concretizzato 

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L’intervista

Ferrara alla Lega è diventato un caso nazionale, ma alla Direzione nazionale del Pd nessuno pareva voler toccare la questione, a partire dall’ex ministro Dario Franceschini. Così lo ha fatto lei, e le sue parole non assomigliavano a carezze né per la classe dirigente provinciale, né per il segretario regionale Paolo Calvano, a fianco del quale tra pochi mesi correrà per la riconferma in Regione. Marcella Zappaterra spiega in questa maniera la decisione di muovere le acque in prima persona a Roma.

La sconfitta elettorale è stata di portata storica. È impensabile che il Pd non si fosse accorto di quanto stava per succedere.

«Dobbiamo ammettere che questa debacle non è stata un fulmine a ciel sereno e non è maturata nei due mesi di campagna elettorale. I segnali ci erano già stati dati in questi anni: in alcuni comuni siamo stati esclusi dai ballottaggi, alle politiche 2018 il nostro collegio non ha eletto parlamentari».

Tutte cose che erano note dopo il 4 marzo 2018, tempo per rimediare ce n’era. Come si è arrivati al punto di perdere Ferrara?

«Nell’analisi che facemmo a livello locale alcune cose molto chiare. Anzitutto si doveva allargare il campo del centrosinistra coinvolgendo anche la società civile. Poi era necessario garantire una discontinuità rispetto al passato cercando un candidato possibilmente non espressione del gruppo dirigente stretto del Pd. Nella realtà nulla di questo si è concretizzato e anche a causa delle ormai conclamate debolezze del partito a livello territoriale».

Un tentativo di far emergere una candidatura civica c’è stato: cos’è andato storto?

«Un’apertura vera, che ovviamente avrebbe comportato perdere una parte di sovranità, mi sono convinta facesse troppa paura. Sui candidati che comunque si è cercato d’individuare partiva la corsa a bruciarli, scattavano i veti: troppo di destra, troppo di sinistra, troppo indipendente. Non abbiamo avuto coraggio, siamo stati supponenti. E poi, punto ancor più grave, a Ferrara non abbiamo più un partito in grado di parlare al suo esterno, per esempio sulla questione sicurezza»

Tra pochi mesi ci sono le Regionali, ultimo baluardo per non cedere completamente alla Lega.

«Ci aspetta ora una riflessione approfondita sulla nostra provincia, ma anche sul livello regionale dove oltre a Ferrara e Forlì abbiamo perso Imola oltre alle ultime politiche ed europee. Se non cambiamo qualcosa anche i prossimi risultati non cambieranno».

È una richiesta di congresso regionale?

«No, non possiamo permettercelo a pochi mesi dalle elezioni. Le Regionali vanno affrontate con umiltà, senza dare nulla per scontato. Abbiamo bisogno di non essere lasciati soli, il segretario Zingaretti si è speso e ci ha messo la faccia sapendo che era una campagna difficile. Adesso a Ferrara dobbiamo noi per primi segnare in cambio di passo». —

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