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un frutto nostrano 

Melone eccellenza estense ma la produzione è in calo

Andrea Tebaldi
Melone eccellenza estense ma la produzione è in calo

Le prolungate piogge dei mesi scorsi hanno creato molti problemi alle piante  La qualità è buona. Anche la coltivazione in serra ha risentito del meteo avverso

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In Europa la superficie dedicata alla produzione di meloni è di circa 71mila ettari, la Spagna detiene il primato produttivo seguita dall’Italia e, al terzo posto, dalla Francia.

La provincia di Ferrara è leader regionale per produzione e qualità di questa coltura orticola e lo deve alle diverse tipologie dei nostri terreni, sabbiosi, torbosi o argillosi.

oltre 400 ettari

Nel 2018 la superficie coltivata a meloni in provincia di Ferrara è stata di 464 ettari, seguita a ruota da Modena (444) e Reggio Emilia (319). Alla luce della pioggia incessante dei mesi scorsi e, a seguire, il grande ed improvviso caldo, vediamo come si sta comportando la campagna di uno dei nostri frutti di eccellenza dell’estate, il melone appunto. Associato da sempre a Confagricoltura Ferrara, a Marcello Ferrini, storico produttore di meloni sotto serra, in tunnel e in pieno campo e con terreni nelle campagne di Massa Fiscaglia, chiediamo anticipazioni sulla stagione 2019 di questa nostra orticola d’eccellenza. «Certamente – spiega Ferrini – il meteo avverso e la pioggia eccessiva e prolungata dei mesi scorsi hanno creato problemi, sia per quanto riguarda la nascita della pianta che per altre ragioni. Quest’anno avremo una produzione scarsa con piante che produrranno tra il 50% e il 60% in meno rispetto all’anno scorso. La qualità comunque resta molto buona. Anche la produzione – prosegue Ferrini – sotto serra ha risentito del meteo avverso e della poca luce, tant’è che la raccolta è iniziata con un ritardo di circa 15 giorni rispetto agli scorsi anni. Stesso ritardo per i meloni sotto tunnel e sotto tessuto. Ho in produzione circa 6 ettari di meloni – prosegue Ferrini – tra serre e pieno campo, per due raccolti. Infatti verso il 10 luglio partirò con il trapianto sotto serra della seconda produzione che sarà in raccolta i primi di settembre. Ho un punto vendita diretta nei pressi dell’ospedale di Cona, ma il grosso lo conferisco a Coferasta e quest’anno il prezzo riconosciuto al produttore è soddisfacente, proprio a causa della scarsità di prodotto. Macigno è la varietà di melone che ho scelto per il sotto serra, ha una rete molto fitta, marcata e frutti gialli dalla polpa molto consistente. Per la produzione in pieno campo ho scelto il liscio Bacir, con polpa delicata e aromatica, mentre per il secondo raccolto impianterò il retato tondo Blitx, una varietà con caratteristiche organolettiche particolarmente apprezzabili, un elevato grado zuccherino, una polpa soda e croccante. Purtroppo i meloni, come i cocomeri, subiscono un’impennata di consumi al pari delle temperature, così con il calare del caldo, nella seconda fase della campagna la richiesta calerà fisiologicamente con un prevedibile impatto sul prezzo di vendita».

meno frutta in tavola

Negli ultimi dieci anni una famiglia media ha ridotto di 100 chili il consumo di frutta, e dire che l’intera produzione ortofrutticola italiana è sempre di più considerata sinonimo di qualità e salubrità, sia per i consumatori italiani che sulle tavole europee ed internazionali. A livello europeo è la prima per sicurezza e limitato impatto ambientale, i nostri prodotti sono i più controllati e tra i più sicuri. –

Andrea Tebaldi

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