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omicidio di marcello cenci 

«Nessuna riduzione di pena per l’assassino di nostro figlio»

«Nessuna riduzione di pena per l’assassino di nostro figlio»

Fissato il processo d’appello I genitori della vittima  chiedono ai giudici  la conferma della condanna  di 30anni per Eder Guidarelli 

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E adesso il processo d’appello, per l’omicidio di Marcello Cenci, avvenuto il 2 luglio di due anni fa, a Valencia, dove lui abitava e dove venne raggiunto da Eder Guidarelli che lo uccise quella notte nell’androne di casa. Il processo davanti alla Corte d’assise d’appello è stato fissato per il 13 ed il 14 novembre prossimi e a darne notizia è la stessa famiglia della vittima, babbo e mamma di Marcello Cenci, che attraverso una lettera, lanciano una sorta d’appello ai giudici. Poichè come scrivono «il ricorso in appello dell’assassino di nostro figlio Marcello ha il fine di ottenere una riduzione di pena e quant’altro, compreso il riconoscimento della seminfermità mentale».

Un processo bis, dunque, che dovrà valutare se la pena decisa in primo grado a Ferrara dal giudice Carlo Negri (30 anni di carcere in abbreviato, che con la riduzione del rito equivale all’ergastolo) debba essere confermata o riformata. Di questo temono i genitori: «Siamo molto preoccupati che il giudice in appello possa ridurre la pena dell’assassino di nostro figlio e gli riconosca anche altre attenuanti senza tenere conto che gli atti di stalking e le minacce verbali e scritte verso nostro figlio, che lo hanno distrutto fisicamente e psicologicamente, fino ad arrivare ad ucciderlo, con l’intenzione prima di ridurlo completamente disabile su una sedia a rotelle (come si evince dagli atti processuali)». I genitori di Marcello si riferiscono alle conclusioni del processo di primo grado, in cui il giudice Negri non ha riconosciuto la premeditazione , escludendo anche le attenuanti generiche. I genitori ricordano che sono stati i pm Savino e Volta a ricorrere «contro la decisione del giudice che non ha riconosciuto la premeditazione dell’assassino e la minorata difesa di nostro figlio Marcello in quel tragico momento. E non è cosa di poco conto». Al processo che verrà, « confidiamo anche sulla professionalità del giudice di appello affinchè confermi la condanna a trent’anni». E spiegano, umanamente, che « ricorreremmo anche noi, ma il nostro ricorso è già stato perso: nostro figlio Marcello non sarà mai più con noi!». —

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