Quando la tecnologia incontra l’agricoltura Nelle macchine Guaresi l’evoluzione del lavoro
Le raccoglitrici di pomodori dell’azienda di Pilastri diffuse nel mondo Dai primi passi nel 1932 alla conquista dei mercati internazionali
la storia
Ripercorrere la storia dell’azienda Guaresi di Pilastri è come rileggere quella del mondo agricolo del territorio. La storia del gruppo, che oggi si occupa della produzione di raccoglitrici di pomodori, parte con lo sviluppo della filiera della barbabietola da zucchero, quando si aprivano gli zuccherifici: Idalgo Guaresi, fondatore dell’azienda, inventò nel 1932 un macchinario che favoriva la semina, allora praticamente tutta manuale.
il cambiamento
Da lì, l’evoluzione di strumentazioni agricole sempre più complesse. Alcune trainate da trattore, altre semoventi, fino alle evolute raccoglitrici di pomodori, con lettore ottico per la selezione durante la raccolta. È un viaggio lungo 87 anni, quello che si può compiere nello stabilimento di Pilastri .
«Alla fine degli anni Venti – ricorda il patron della società, Alberto Guaresi – si passò dalla coltura della canapa alla bietola. Fu un cambio importante e il primo macchinario che uscì dalla nostra impresa era uno strumento che favorisce la semina». E di cui oggi rimane testimonianza con una statua e un diorama.
VIA LE BIETOLE
Nel 1962, un’ulteriore trasformazione: «Producemmo una “cavatrice di bietole”, che levava alla radice la barbabietola con tanto di foglia – ricorda Alberto Guaresi – mentre ai lati le braccianti tagliavano le foglie. Fino ad allora l’azienda produceva alcune decine di macchine all’anno, da lì il passaggio segnò la produzione di 800 esemplari». Anche il sindaco Fabio Bergamini ed il vice Simone Saletti hanno visitato lo stabilimento di Pilastri, «per toccare con mano – dicono – una realtà che compete con pochi altri gruppi in un settore difficile ma stimolante».
Il definitivo passaggio dalla bietola al pomodoro, per la Guaresi è iniziato nel 1984, quando vengono prodotte le prime macchine trainate da trattore. Un settore nel quale seguiranno macchine sempre più precise e semoventi, fino agli ultimi esemplari. Il settore della barbabietola, in realtà, ha seguito in parallelo quello “dell’oro rosso” per un decennio, ma le politiche europee tese a disincentivare la produzione italiana di zucchero hanno fatto segnare il passo.
«In questo settore – ricorda Massimo Guaresi (figlio di Alberto) che guida l’azienda assieme al fratello Stefano – i cambiamenti sono repentini e occorre stare molto attenti a quello che succede su altri mercati, per esempio quello cinese». Nel quale l’azienda Guaresi – un’azienda a conduzione familiare, nella quale lavorano come tecnici anche i nipoti di Alberto, vale a dire Massimiliano e Mirko – è stata fortemente impegnata finora.
VERSO IL SUD AMERICA
Nonostante i mercati emergenti adesso siano Cile, Argentina, Brasile, Nuova Zelanda e Sud Africa. Recentemente una macchina “targata” Guaresi è sbarcata anche in California. «L’andamento ondivago del mercato del pomodoro, in questi anni, non ha aiutato, ma ci sono i segnali di possibile ripresa. Basta rimanere con le antenne puntate verso l’estero, in particolare l’America – dice con la sua esperienza Alberto Guaresi – che anticipa solitamente i tempi».
Il titolare della storica azienda ha donato all’amministrazione anche un suo libro, “Cento perle bianche, ed una nera”, cento aforismi per un raccolto. Il quale racchiude il pensiero di chi, accanto al pragmatismo dell’uomo di azienda, sa inserire la narrazione di un “romantico sognatore” che ancora vuole innovare. —
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