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Quei “contanti” targati Unione agricoltori Antenati per nulla rimpianti dei minibot

Stefano Ciervo
Quei “contanti” targati Unione agricoltori Antenati per nulla rimpianti dei minibot

La storia dei mini-assegni intestati all’Upa e all’Associazione commercianti che negli anni ’70 sostituivano le lire 

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la curiosità

Se i maggiorenti leghisti che da giorni mettono in scena lo scontro sui minibot si prendessero il tempo telefonare alla sede di Confagricoltura Ferrara, la questione sarebbe probabilmente risolta in pochi minuti. In via Bologna sono infatti ancora conservati, ben incorniciati, degli esemplari di quelli che potrebbero essere definiti gli antenati di questi progettati titoli di pagamento, potenzialmente utilizzabili come carta moneta; e con loro si conserva anche il ricordo, non proprio positivo, di quella non brevissima esperienza.

gli anni della crisi

È il caso di ricordare che anche gli anni dei mini-assegni, di questo si parla, erano caratterizzati da una forte crisi non solo economica. A metà degli anni’70 la Zecca di Stato non aveva abbastanza metallo per coniare le monete da 50, 100, 200 lire indispensabili per i resti e per i primi distributori automatici. Così, oltre ai gettoni telefonici, francobolli e cioccolatini, cominciarono a circolare i cosiddetti mini-assegni, “inventati” dal San Paolo su pressione dei commercianti torinesi, e poi riprodotti da altri istituti di credito e associazioni. Si trattava di assegni circolari di dimensione ridotta, del valore minimo di 50 lire fino a 350 e più, emessi appunto da una banca, intestati a grossi clienti e appunto utilizzati, poi, come moneta vera e proprio.

«Se ne intestò un buon numero l’allora Unione Agricoltori di Ferrara – ricorda un direttore storico di via Bologna, Tiziano Artioli – Funzionava così: andavamo in banca, in quel caso il Credito Agrario, con il contante, versavamo e l’istituto emetteva questi piccoli assegni circolari con la nostra intestazione. Alla fine venivano utilizzati proprio come moneta, al posto di quelle metalliche che erano introvabili: erano accettati da tutti e “giravano” molto. Ricordo che in amministrazione se ne tenevano pacchetti interi legati con gli elastici». Il problema di questi mini-assegni era ovviamente la deperibilità della carta, non di elevatissima qualità, per cui i dirigenti dell’Upa tornavano in banca di frequente, per scambiarli con carta moneta o altri assegni. Questa frenetica circolazione alternativa di moneta ad un certo punto finì perché la Zecca trovò di nuovo il modo di battere monete a sufficienza.

sotto vetro

Oggi i mini-assegni sono diventati oggetti da collezionismo, e negli uffici di Confagricoltura Ferrara, il nuovo nome dell’Unione provinciale agricoltori, se ne conservano esemplari non solo intestati alla vecchia associazione, ma pure alla Associazione provinciale commercianti di Ferrara. Nostalgia di un tempo nel quale in città quasi si poteva... stampare moneta? «Proprio no, non erano tempi facili, da rimpiangere o da riproporre» la chiude così Artioli. Meglio che di queste cose si occupi la Bce, in sostanza. —

Stefano Ciervo

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