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Tentato omicidio di via Morata 

Guerra tra bande per la droga Ora condanne ed espulsioni

Daniele Predieri
Guerra tra bande per la droga Ora condanne ed espulsioni

L’agguato di via Morata tra nigeriani innescato da partita di cocaina non pagata Sette persone sotto accusa, pene dai 7 anni in giù: poi la decisione sul rimpatrio  

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Pene dai 7 anni in giù, per via dello sconto in abbreviato e per il patteggiamento. Fanno la fila i sette della banda degli Arubaga, tutti in carcere tra Ferrara, Forlì, Parma, Bologna, dopo l’agguato di via Morata che insanguinò l’estate dell’anno scorso, innescando la guerra tra nigeriani con l’altra banda rivale, gli Aye. Tutto per un traffico di droga, anche se la causa scatenante fu il pagamento di una partita di appena 5 grammi di cocaina.

Davanti al gip Russo

Tutti in fila dicevamo davanti al gip Danilo Russo e alla pm Isabella Cavallari, e la loro sorte si deciderà il 12 luglio prossimo, con le stangate previste. D’altronde l’accusa di tentato omicidio con tutte le aggravanti possibili è più che blindata: ad incastrare i sette della banda che tese l’agguato ad un rivale, Stephen Oboh (nelle vesti di “buono”, che “buono” non è , e vedremo dopo) sono i video degli abitanti di via Morata. Che fotogramma dopo fotogramma, danno la cadenza della trappola tesa al rivale, cui spaccarono la testa con due machete e una catena, colpendolo a terra: e solo l’intervento degli abitanti evitò l’omicidio. Ma omicidio tentato resta, e le pene saranno proporzionate (si parte dai 12 anni, ridotti di un terzo per il rito, a 8 e coi patteggiamenti alcune pene già fissate sotto i 7 anni). Finisce qui il conto della giustizia, cui dovranno far fronte i sette dell’agguato: Anthony Odianose detto Lucky o Ubeba; Henry Arehobor detto Threeman; Glory Egbogun, detto Omomo; Emanuel Emakhu, detto Shube o Papa Joe; Igbinosa Irabor alias Ebo; Junior Musa detto Junior: Kingsly Okoase detto Oje. Tutti nigeriani tra i 25 e i 32 anni, che da anni comandavano a Ferrara. Fin quando si sono fatti breccia gli Aye, più giovani. Il cui capo è Stephen Oboh, che da altrettanti anni ha un’attività frenetica, di aggressioni, taglieggiamenti e spaccio, finito al centro dell’ultima rissa con sangue in Gad, poi non arrestato solo per aver giocato l’attenuante della legittima difesa. Nell’agguato lui è la vittima ma anche sulla sua sorte e quella degli altri si sta valutando il rimpatrio.

Tutti Verso la Nigeria

Perché l’importanza del processo - al di là della conclusione tecnica - è legata alla possibilità, concreta, sia giudiziaria che amministrativa, di poter riportare in Nigeria tutti quanti. Una procedura che lo stesso giudice innescherà con la sentenza fissata per il 12 luglio, in cui dovrà ordinare l’allontanamento dal paese. Poi verrà messa in moto la macchina del rimpatrio alla luce ovviamente dei gravi reati di cui saranno condannati. E nei vari ruoli, saranno Questura, Tribunale e Ministero ad attivarsi per caricarli su un aereo verso Lagos. —

Daniele Predieri

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