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Il diritto di cronaca Giuristi e giornalisti: un confronto serrato

M.Puli.
Il diritto di cronaca Giuristi e giornalisti: un confronto serrato

I limiti imposti a giornali e televisioni, la tutela della privacy Nell’oceano del web servono ancora buonsenso e umanità

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L’eterno dilemma tale resta. Sarebbe piaciuto al filosofo Friedrich Nietzsche (ed al suo eterno ritorno del sempre uguale) il convegno svoltosi ieri alla Camera di Commercio su informazione e giustizia. La società più “informata” della storia della umanità è quella che necessita di una sempre maggiore tutela della riservatezza. Il punto di vista degli operatori dell’informazione (i giornalisti) e quello di coloro che vorrebbero spingere più in alto l’asticella della riservatezza (i giuristi).

la regia di gallerani

Di questo, e di tanto altro ancora, si è parlato ieri nel corso del convegno che ha visto, gli uni di fronte agli altri, giornalisti e avvocati/giuristi. A coordinare i lavori Eugenio Gallerani, presidente dell’Ordine degli avvocati di Ferrara (alla sua destra Laura Iannotta), il quale ha sapientemente mischiato «due elementi, diritto di informazione e diritto alla riservatezza, entrambi tutelati e garantiti dalla Costituzione».

E allora, è giusto pubblicare, ad esempio, il nome di minori coinvolti in fatti di cronaca, anche gravi e che hanno provocato grande clamore?

la carta di treviso

In certi casi è valutabile, ricordando sempre la Carta di Treviso, un protocollo sottoscritto nell’ormai lontano 1990 tra Ordine dei giornalisti e Telefono Azzurro al fine di tutelare la sacrosanta riservatezza che è dovuta ad un minore.

ruoli opposti

Eppure, sviscerando anche i temi relativi alla nuova (e per certi versi discussa) frontiera della informazione, vale a dire il web, lo stesso Gallerani ed i giornalisti intervenuti (tra i quali Mario Contini de la Repubblica) hanno convenuto sul fatto che buonsenso, ragionevolezza e umanità rappresentano ancora, oggi, elementi fondamentali sia per svolgere una professione come l’operatore dell’informazione, sia per rappresentare la parte “opposta”, la parte cioè di coloro che sono chiamati a difendere i protagonisti che finiscono sui giornali. —

M.Puli.



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