La Nuova Ferrara

Ferrara

L’esperienza di una famiglia affidataria 

Gabriella e Roberto: «Una casa e tanto dialogo per i nostri otto figli»

M.C.

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la testimonianza

«Più che genitori, ormai, siamo dei nonni affidatari», scherzano Gabriella Mingozzi e Roberto Leoni, una casa nel verde poco fuori le porte della città, bella e vissuta, sempre piena di figli e nipoti, parenti, giovani amici e ospiti, in qualche modo parte di un esteso nucleo famigliare del tutto atipico. Ma se esistono due persone che possono definirsi madre e padre, sono sicuramente queste. Lei pensionata, con un passato da “prof” di matematica, innamorata (ricambiata) di tutti gli adolescenti che hanno fatto parte della sua vita, compresi quelli ai quali ha insegnato per anni. Lui, ingegnere, dal tratto pacatamente autorevole, convinto che più delle prediche serva l’esempio.

«Ogni bambino o adolescente ha un proprio modo di essere – spiega – occorre capirne la storia personale, i problemi, i sentimenti. Ma è meno difficile di quanto si creda. Per noi è una cosa normale cogliere i loro bisogni cercando di soddisfarli. È la nostra vita ed è molto gratificante».

E di ragazzini, tra figli naturali (quattro) e figli affidatari questa casa l’hanno riempita in parecchi, tra giochi, sport, allegria, qualche momento difficile, affrontato con affetto e tanta capacità di ascolto.

Rapporto continuo

«Il primo è stato Matteo nel 1988 – rammenta Gabriella – Proveniva dall’Istituto Grosoli, che più tardi venne chiuso. Arrivò il giorno del suo undicesimo compleanno, che festeggiammo tutti insieme e se ne è andò, per farsi la propria vita, al compimento dei 18 anni. Continuiamo a vederci. Adesso lui ha 42 anni e viene, a volte, in vacanza con noi insieme alla sua famiglia».

In questi oltre 30 anni, di bambini e bambine in affido ne sono arrivati altri sette, i più recenti hanno completato il loro percorso a gennaio. Diversi tra loro sono rientrati nella famiglia d’origine, una volta superate le difficoltà che ne avevano causato il temporaneo distacco. Ma in casa Leoni, le partenze durano poco.

«I ragazzi - sorride Gabriella - non si allontanano mai per troppo tempo, quando non siamo noi a chiamarli sono loro a farsi sentire, ci vengono a trovare. Non li perdiamo mai». Il rapporto con i genitori biologici rappresenta, per molti di questi bambini, un tema delicato. Ma, al tempo stesso, un legame ineludibile che la famiglia affidataria cerca di mantenere vivo e appianare il più possibile, proprio nel loro interesse.

«Sono spesso gli adulti - argomenta Gabriella - ad avere i problemi più drammatici. Con loro cerchiamo sempre di collaborare e dialogare, ricevendone in cambio molta fiducia. Almeno questa è la nostra esperienza. Ai ragazzi insegniamo il rispetto verso i loro genitori che, pur attraversando fasi di rifiuto, si trovano magari a rivalutare in età più adulta». —

M.C.

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