Maggioranza e Lega divise sui tagli statali alle fusioni
BERRA-RO. Il tema dei tagli statali ai Comuni nati dalle fusioni incalza ancora per Riva del Po, dove in queste ultime ore è arrivato il botta e risposta fra il gruppo consiliare Insieme per Riva del Po (che sostiene il neosindaco Andrea Zamboni) e la Lega.
La maggioranza se la prende con l’attuale governo per il taglio che a Riva del Po è superiore al 50% (620mila euro invece di 1.350mila euro l’anno): «Va fatto notare che i precedenti governi avevano sempre previsto un significativo adeguamento del fondo agli incentivi delle fusioni, previsti in base ai nuovi comuni che si formavano. Ci sfuggono i motivi di tale scelta politica, che contravviene un diritto sancito per legge su iter avviato e concluso da un patto vincolante tra governo, cittadini e istituzioni comunali e regionali. La scelta del governo di non finanziare ulteriori fusioni può essere opinabile, ma non quella di garantire quanto pattuito con chi le fusioni le ha già fatte compiendo tutto l’iter previsto dalla legge... Ci attiveremo per fare pressione sia sul Parlamento che nel Governo, confidando che il tavolo di confronto con l’Anci possa indurre il governo a modificare tale atteggiamento e restituire ulteriori quote sottratte ai comuni fusi».
La pensa diversamente Fabio Felisatti, referente della Lega per Riva del Po: «Cari cittadini berresi e roesi, perché questo siete ancora, ci rammarica ridirlo, ma il Comune di Riva del Po nato solo pochi mesi fa ha già dimostrato le sue debolezze e le nefandezze degli amministratori sono emerse dalla melma della disinformazione creata da vecchi politicanti e amici degli amici. Siamo stati doppiamente traditi, truffati da una relazione iniziale alla fusione costata migliaia di euro che ha volutamente evitato di rappresentare una situazione debitoria, un’opacità nei dati e nei contenziosi in essere con gli amministratori ex ed in carica nel Comune di Ro ed una disattenzione ed imprudenza dei vertici berresi, che accecati dal facile denaro della fusione non hanno capito che si andava a sbattere. La situazione è divenuta tragicomica ora che gli amministratori si sono accorti che la torta dei contributi statali, preparata per pochi, dev’essere divisa tra molti: le cose sono diverse e non potete più nasconderlo, i fondi sono la metà. Inascoltati fin dall’inizio abbiamo gridato “No fusione” perché non ci vedevamo chiaro e non eravamo pronti e oggi le nostre analisi si sono dimostrare corrette, fin troppo benevoli». —
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