La Nuova Ferrara

Ferrara

Ex presidente condannato a pagare rette non versate

Davide Bonesi

Le diatribe all’interno della cooperativa Spazio Anffas sono finite davanti al giudice. Richiesti a Benazzi i soldi delle quote di moglie e figlio 

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IL CASO



Uno scambio di accuse fra attale responsabile ed ex della stessa associazione, arrivato fino alle aule di Tribunale, con il giudice che ha disposto il pagamento complessivo di oltre 15.600 euro. Sentenza pesante per Giuliano Benazzi, ex presidente della cooperativa Spazio Anffas, che segue persone con disabilità e ha sede in via Traversagno.

Tutto è iniziato quando Benazzi, rassegnate le dimissioni, si è trovato una - per lui inattesa richiesta di rimborso di quote mensili non versate da parte dei nuovi vertici della coop (ora è presidente Maria Cristina Facchini), somma che non ha voluto pagare e così dopo alcuni anni di controversie si è arrivati alla decisione del giudice.

l’accusa

A seguire la cooperativa è l’avvocato Giuseppe Cusato, che spiega i termini della causa: «Il primo contatto col signor Benazzi era per recuperare i circa 10.000 euro di giacenza in cassa, quando in realtà ve ne erano solo 300. Discorso diverso per le rette, visto che vi erano quattro persone che usufruivano dei servizi senza pagare le rette, fra questi moglie e figlio di Benazzi stesso. Anche perché alla cooperativa arrivano contributi regionali per le persone seguite, se fanno parte degli utenti devono pagare la retta, in fondo il danno così è per l’intera cooperativa. Abbiamo provato a chiedere i soldi senza passare per le vie legali, ma non ricevendo risposta abbiamo fatto due ricorsi, un decreto ingiuntivo per 8.102 euro relativo alla moglie e 1.400 euro per il figlio. Il giudice ci ha dato ragione, ma Benazzi ha presentato opposizione, così è iniziata la causa e con le varie spese legali ora siamo arrivati alla cifra di 15.601 euro».

la difesa

Benazzi (seguito dall’avvocato Saverio Stano) spiega la sua versione dei fatti: «Da artigiano in pensione (gestiva una carrozzeria, ndr) ho deciso di entrare in questa cooperativa nel 2012, considerando il fatto che mia moglie è in carrozzina e mio figlio ha un handicap al 100% poiché sordomuto. Ho trovato persone bellissime, soprattutto gli operatori. Poco dopo ho deciso di assumere l’incarico di presidente e ho subito notato grossi problemi nei conti e anche se ero in perenne conflitto con il cda, praticamente assente, mi sono rimboccato le maniche per evitare che la struttura chiudesse. Prima cosa fatta ho deciso di abbassare i costi esterni, per evitare tagli nel personale. Nel corso dei mesi ho anche deciso di fare entrare mia moglie nel cda, perché molto preparata e ci ha dato una grossa mano. Abbiamo sistemato i conti, fino al conflitto nato perché mi si chiedeva di far pagare la quota mensile (150 euro, ndr) per mia moglie, oltre che per mio figlio. Ma come ho sempre detto agli altri, mia moglie non era seguita da alcun operatore, quindi non vedo perché dovesse pagare tale somma».

i problemi

Ora però la sentenza dà ragione ai vertici della coop, tanto che il conto corrente di Benazzi è già stato pignorato due volte (ma il denaro presente non è assolutamente sufficiente a ripagare quanto dovuto a Spazio Anffas): «Non intendo pagare, perché ho fatto e speso tanto per Spazio Anffas e ritengo tutto questo ingiusto. Anche perché le persone che non pagavano la retta non avevano soldi, come facevo a chiederne, siamo o no una coop sociale? Non è così che ci si comporta». —



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