L’accordo per la Casa famiglia gli atti e quel ritorno maledetto
Le vittime erano appena state a Vigarano per formalizzare il cambio di gestione di Villa Laura Cairone era già proprietario delle residenze anziani di San Bartolomeo, Dogato e Sant’Egidio
LE STORIE
Fabio Terminali
L’ultimo viaggio ha spezzato un accordo che era già stato raggiunto per dare un futuro alla Casa famiglia Villa Laura di Vigarano Mainarda.
Cairone sarebbe dovuto subentrare a Corti nella gestione della residenza per anziani di via Di Vittorio. Ieri mattina i due erano stati in municipio per formalizzare il passaggio del testimone. Poi lo schianto, terribile.
Uno scontro che ha posto fine anche a un sogno. Quello di “Antonino” Cairone, il 31enne da poco trapiantato nella Bassa Padana arrivando dalle pendici dell’Etna, dalla catanese Bronte famosa per i pistacchi. Un operatore sociosanitario che aveva conquistato in poco tempo posizioni di rilievo in un settore in crescita, nel Ferrarese dai tanti capelli grigi. Vigarano sarebbe stata un’altra “bandierina” di un’avanzata a passo deciso, dopo quelle piantate a San Bartolomeo, Dogato e Sant’Egidio.
Per il bene dei “Nonni”
A San Bartolomeo in Bosco c’è Villa Masi, riservata all’assistenza domiciliare agli anziani. «L’abbiamo aperta in ottobre – racconta Concetta Padula, anche lei Oss e vicepresidente della società guidata da Cairone – con sei ospiti. Ho saputo un paio d’ore fa della sua morte, è davvero terribile. Lui era un operatore sociosanitario bravissimo, apprezzato da tutti, con la passione delle case famiglia. Era impegnato in questo passaggio di proprietà, era già tutto definito».
La casa di Cairone, in via Masi 129, è a un centinaio di metri o poco più dal suo posto di lavoro. Un’abitazione condivisa con la stessa Padula e un altro operatore impegnato nella struttura di assistenza. Tutti assieme, per il bene dei loro “nonni”, ritratti nei social tra pranzi e attività ricreative. «Io e lui – spiega la donna – ci eravamo conosciuti quando era coordinatore degli Oss in un’altra sede, poi abbiamo deciso di aprire questa avventura».
In paese se lo ricordano: fu un’inaugurazione in pompa magna quella dello scorso autunno. Taglio del nastro e presenza delle autorità. «I collaboratori di “Antonino” erano spesso qui – dice la tabaccaia del paese, Valentina –, tutti bravi ragazzi. Come lui: portava grande rispetto per me e mio marito Maurizio. Poverino, non ci credo».
Per il resto a San Bartolomeo non lasciava grandi tracce di sé. Caffè veloci al bar, visite all’edicola per comprare oggetti di cartoleria. E poi via in macchina perché doveva badare, oltre che a Villa Masi, anche alle strutture di Dogato e Sant’Egidio. E a breve un’altra tappa del tour, a Vigarano. Quella che non vedrà mai.
appassionato di storia
La Casa famiglia di via Di Vittorio, Villa Laura, fu il motivo dell’arrivo in paese di Francesco Corti nel gennaio 2017 dal Milanese. L’obiettivo: aiutare il padre Giulio Stefano nella gestione.
Poi quel contratto per la cessione della struttura, firmato lunedì. Un passaggio di mano dopo il quale Corti avrebbe molto probabilmente avuto più tempo per potersi dedicare alla sue passioni: l’arte e la storia del Rinascimento. Materie di cui era testimone autorevole, essendo stato invitato recentemente a fare da relatore a Stellata in due convegni organizzati dall’Associazione Bondeno Cultura. «Aveva parlato – ricorda il presidente del sodalizio Daniele Biancardi – di Lucrezia Borgia in un incontro pubblico dedicato ai 500 anni della morte, ma anche di Ludovico Ariosto. Corti era un appassionato di storia e di arte molto apprezzato, manifesto il cordoglio dell’associazione per la sua scomparsa».
A Villa Laura la tragedia è piombata come un masso. A presidiare la Casa famiglia c’era già dal giorno prima un socio di Cairone, Francesco Bellissimo, il quale ha avuto un malore venendo a sapere dalla Polizia locale della morte dell’amico ed è stato trasportato all’ospedale. —
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