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presentazione in questura 

Ecco i nuovi distintivi Le divise dei poliziotti si rifanno il trucco

Marcello Pulidori
Ecco i nuovi distintivi Le divise dei poliziotti si rifanno il trucco

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A 38 anni dalla legge che, nel 1981, ridisegnò lo status della Polizia di Stato, il corpo che per primo si è aperto alle donne poliziotto, da ieri ha agenti e dirigenti che indosseranno divise con mostrine assolutamente nuove. Il questore Giancarlo Pallini lo ha spiegato ieri, affermando che «i nuovi distintivi hanno soprattutto un valore esterno, di riconoscibilità nei confronti dei cittadini che sono coloro ai quali la Polizia di Stato ha il dovere di assicurare tranquillità sociale». Un tema che il capo della questura richiama più volte, a testimonianza di «un rinnovamento che non vuole essere di facciata, bensì intriso di concretezza, a cominciare dai diversi gradi di responsabilità». Austera, rimane l’immagine stilizzata dell’aquila da sempre segno distintivo della Polizia nonché simbolo di forza e di vittoria sul male. Fu, peraltro, quella legge del 1981 a togliere la Polizia di Stato dall’ambito militare (che, ad esempio, ancora vede presenti i carabinieri che sono addirittura parte dell’Esercito).

Cambia, quindi, l’uniforme dei 98mila poliziotti italiani, distintivi di qualifica che sono il frutto della creatività artistica di Michele D’Andrea esperto di araldica. Ci sono elementi che compaiono per la prima volta in una mostrina: è il caso del plinto, costituito da una barretta orizzontale rossa che rappresenta la struttura portante di un edificio, per agenti ed assistenti. O ancora il rombo dorato che ricorda una punta di una lancia simbolo del dinamismo operativo sul fronte dell’ordine e della sicurezza pubblica. Nuovi “gradi” dall’agente ai dirigenti, come si diceva, dal vice-commissario al commissario, al commissario capo, al vice questore aggiunto al vice questore al primo dirigente. —



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