Addio a Granata, una vita per il calcio e i giovani
L’ex numero 1 della Figc provinciale è morto a 67 anni a Cologna. Dopo l’avventura federale si dedicò anima e corpo alle giovanili. Lascia un figlio
il personaggio
È stato uno dei personaggi che ha caratterizzato il mondo del calcio ferrarese, capace di diventare presidente del Comitato Figc provinciale in giovane età. E la sua presenza è sempre stata notata, perché aveva il pregio-difetto di dire sempre le cose in faccia, anche se poco gradevoli. Ma il suo addio è stato silenzioso, improvviso, non alla sua maniera. Nella notte fra domenica e lunedì è morto nell’abitazione di famiglia a Cologna, all’età di 67 anni, Massimo Granata. E due giorni dopo, mercoledì mattino, sempre a Cologna gli è stato tributato l’ultimo saluto, alla presenza del figlio Emanuele, della nuova, della compagna e della madre 90enne.
il ritorno
Proprio per seguire più da vicino la madre (affiancando la badante) Granata era tornato da Firenze (dove si era stabilito da alcuni anni con la compagna). Ma all’improvviso lunedì all’alba è stato trovato senza vita dalla stessa badante. La notizia non è circolata più di tanto, anche perché come detto da alcuni anni Granata aveva lasciato il mondo del calcio, trasferendosi a vivere a Firenze. Ma qui erano rimasti gli affetti più grandi, la madre e l’amato figlio Emanuele, a cui ha trasmesso il grande amore per il calcio (e il Milan).
passionaccia
Perché il calcio per Granata è stato da subito un amore viscerale, in particolare grazie all’amicizia di tutta una vita con il dirigente Elivio Pasetti e l’allenatore Luciano Soressi, anime dello Sporting (prima a Cologna poi ad Ambrogio, passando per Cesta). E Granata come dirigente è cresciuto al loro fianco, avendo sempre un occhio di riguardo per il settore giovanile. Quello di cui si è occupato una volta terminata l’avventura di presidente federale provinciale.
in figc
Granata entrò in Federazione (allora la sede era sotto la gradinata dello stadio Mazza) nel 1993, con idee chiare e propositi, facendosi subito notare per il carattere fumantino. Erano gli anni d’oro del calcio dilettantistico ferrarese, praticamente c’era una squadra in ogni paese e le riunioni federali erano un appuntamento da non perdere, specialmente per assistere alle baruffe fra Granata e i dirigenti di società. Ma con la sua presidenza si ottennero anche risultati importanti, nuove manifestazioni sportive, minori interferenze “esterne” e il ticket sanitario, che proprio allora fu tolto per i giovani calciatori ed ancora oggi è così.
Certo, gli scontri maggiori coincisero con la nascita del Cif (Club intersocietario ferrarese), fondato - fra gli altri - dall’attuale presidente federale regionale Paolo Braiati e dall’attuale presidente spallino Walter Mattioli. Granata entrò subito in conflitto con loro e con le tante società ferraresi che aderirono, tanto che nel luglio del 1998 diede le dimissioni da presidente, sostituendo inizialmente da Angelo Ferraresi e poi da Gianfranco Fiorini, che lo ricorda così: «Un carattere certamente forte, ma anche una persona preparata e con tante idee. Un presidente importante per il calcio ferrarese».
Smessi i “panni” del federale Granata divenne subito responsabile del vivaio del Berra, dopo una decina d’anni passò alla Copparese, ancora all’Emmetre, infine all’Unione Calcio. Sempre puntando su una cosa: i giovani. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
