Produzione di cereali falcidiata dal maltempo Ferrara top regionale
Trebbiatura quasi ultimata e Confagricoltura regionale fa il bilancio dell’annata cerealicola, piuttosto deludente per dare una sferzata al comparto, per il quale Ferrara svetta a livello regionale. «Con questi chiari di luna – sottolinea la presidente Eugenia Bergamaschi - c’è un solo modo per contrastare l’effetto del cambiamento climatico: più agronomia (incluse le lavorazioni del terreno per facilitare il deflusso delle acque) e specializzazione (precision farming, digitalizzazione e big data); attenzione alla scelta varietale; seme certificato e concia di qualità».
Il cambiamento climatico ha minato la stagione cerealicola, soprattutto nei primi giorni di maggio con piogge intense e grandinate accompagnate da forti raffiche di vento e con temperature notevolmente sotto la media stagionale; gli stessi fenomeni hanno interessato il territorio, a macchia di leopardo, anche da fine giugno a metà luglio. Tutto ciò ha determinato una drastica riduzione della resa su una superficie complessiva di 260.000 ettari coltivati così suddivisi: 176.000 ha a tenero (cioè un 7% in più rispetto al 2018); 60.500 ha a duro e 23.500 ha a orzo. Di cui 67.500 ha nella provincia di Ferrara e 58.000 ha in quella di Bologna; segue Ravenna con 31.500 ha e Piacenza e Modena con rispettivamente 26.500 e 25.500 ha. Poi Forlì-Cesena e Rimini con 20.000 ha; Parma, 17.000 ha e Reggio Emilia, 14.000 ha. «È un bilancio pesante» aggiunge Lorenzo Furini, presidente regionale dei cerealicoltori Confagri. —
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