Il papà di Ibrahym agli amici: "Non piangete, mio figlio voleva la gioia"
A Cento i funerali del tredicenne morto dopo un tuffo in un laghetto
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CENTO. E' strano, e particolarmente triste, vedere tanti bambini a un funerale. Oggi (23 luglio) erano moltissimi a dire addio a un loro coetaneo, Ibrahym Khalil Mohamed Diaby il tredicenne deceduto nella notte tra l'8 e il 9 luglio dopo essersi tuffato nel laghetto di un agriturismo a Gambulaga. Ibrahym, viveva a Cento con la famiglia di origine marocchina, giocava a calcio ed era un ragazzino pieno di vivacità e voglia di vivere. Il papà ha trovato parole di grande forza e saggezza per gli amici di Ibrahym, i compagni di scuola e della sua squadra. Erano tutti in lacrime, inconsolabili: "Non dovete piangere, mio figlio era un bambino sempre allegro, e avrebbe voluto essere salutato con il sorriso", ha detto ringraziando poi "i tanti italiani che sono qui oggi per Ibrahym, un segno importante di fratellanza e solidarietà". Il rito funebre si è tenuto nella camera mortuaria dell'ospedale di Cento, poi la salma è stata accompagnata al cimitero.
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