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il campo di via bonifiche da chiudere 

Lodi alle associazioni: «Senza un accordo i nomadi per la strada»

Giovanna Corrieri

Il vicesindaco attacca don Bedin: «abusiva la struttura di via Ginestra». Il parroco: «Avevamo chiesto di sanarla per poter accogliere le famiglie sinti»

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L’Amministrazione ha dato alle associazioni di volontariato il tempo tecnico per organizzare l’eventuale accoglienza dei nomadi di via delle Bonifiche e anche se al momento non c’è alcuna disponibilità concreta, il campo sarà comunque chiuso entro luglio.

Questo il ragionamento del vicesindaco Nicola Lodi che ieri, ribadendo la linea del Comune sul campo nomadi, non ha risparmiato attacchi e provocazioni a chi, a suo dire, non si è dato troppo da fare. Di certo si sa che dove non si dovesse raggiungere un accordo con le associazioni, il Comune si occuperà di mamme e bambini, per gli altri… Lodi “sfida” le associazioni «a lasciarli per strada». Lo sgombero lo ha annunciato con «matematica certezza» per fine mese: «Emetteremo a breve un’ordinanza di chiusura per ragioni igienico-sanitarie e di sicurezza – ha detto Lodi – e abbiamo già perizie che ci aiutano, quelle dell’Ausl e dei Vigili del fuoco che parlano anche di un eventuale rischio di incendio». E si procederà, riferisce Lodi, nonostante siano poche le soluzioni «credibili e concrete» prospettate dalle associazioni.

La polemica

In particolare l’attacco lo rivolge a Viale K di don Domenico Bedin, la cui struttura in via della Ginestra «non ha i criteri per ospitare. – spiega il vicesindaco – Là non andrà nessun nomade, a meno che non vada nella struttura stessa. Non di certo in quella casetta che è un’opera abusiva con fondamenta e allacciamenti costruita su un bene del Comune senza permesso». «Non chiedere di accogliere questi cittadini nomadi in strutture abusive – è stata la richiesta indiretta di Lodi a don Bedin – Non togliamo una famiglia dall’abusivismo per ricollocarla in una situazione simile».

Ma don Domenico Bedin fa sapere che l’amministrazione era a conoscenza che la casetta fosse abusiva, «avevamo chiesto se fosse possibile sanarla in vista dell’accoglienza dei sinti – riferisce – e in alternativa abbiamo dato la nostra disponibilità a spostare una loro casetta sul terreno della struttura, perché purtroppo all’interno non c’è spazio per una famiglia». E ribadisce la volontà di collaborare e la necessità di più tempo.

Fra gli interlocutori con i quali si sta lavorando bene, invece, Lodi annovera la Caritas.

Ha poi mandato un messaggio anche al PD «che chiede una commissione per valutare la documentazione ma siamo abbastanza preparati per leggere delle relazioni». Prossime mosse, un tavolo di ordine pubblico e altri sopralluoghi, «vedremo se le associazioni li lasceranno in mezzo alla strada» considerava, certo del fatto che se le stesse fossero chiamate dalla Prefettura a cercare soluzioni immediate per richiedenti asilo si risolverebbe tutto in dieci minuti. Intanto l’assessore Coletti fisserà un appuntamento con l’Asp per gestire mamme e bimbi. –

Giovanna Corrieri

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