Comunità unita per l’addio a Ibra «Il tuo sorriso sempre con noi»
A Cento commozione e applausi ai funerali del 13enne «Con i suoi organi nuova speranza per tre bambini»
CENTO. «Non piangete, perché mio figlio era gioia pura. E se n’è andato pieno di gioia. Come un angelo arcobaleno, Ibra vivrà per sempre. Voglio venga ricordato così, col sorriso sulle labbra». Poche parole, ma profondamente sentite, quelle di Siemon Diaby ai tantissimi che ieri hanno partecipato all’ultimo commosso saluto a Ibrahym Khalil Mohamed, il tredicenne deceduto nella notte tra l’8 e il 9 luglio dopo essersi tuffato nel lago di un agriturismo di Gambulaga.
commozione
Con un grande immenso abbraccio, ieri tutta la comunità centese, tantissimi ragazzi e genitori, il mondo dello sport giovanile, amici arrivati da ogni parte, si sono stretti attorno alla famiglia Diaby. Alla camera ardente, come nel campo del cimitero di Cento dove è stato sepolto, gli amici e i compagni, con i genitori, quelli della classe e della scuola dell’Ic1 che Ibrahym frequentava, e quelli di squadra, con i dirigenti e gli allenatori della Centese Calcio. Tutti i ragazzi hanno indossato la maglietta fatta apposta per lui: «C’è la sua foto preferita, quella del profilo social, aveva davvero il pallone in testa. Era solare, sempre felice, ottimista. Era amato da tutti. Lo vogliamo ricordare come era: sempre sorridente e allegro. Aveva un sacco di amici. Come squadra di calcio, gli regaleremo una maglietta firmata da tutti noi. Ibra sarà sempre con noi». Profonda commozione anche tra i suoi insegnanti: «Era vivace, brillante, intelligente. La sua scomparsa ci ha toccato profondamente».
comunità unita
Prima del trasferimento al cimitero di Cento, per la preghiera secondo il rito islamico e la sepoltura di Ibrahym nel campo messo a disposizione per la prima volta, seppur in via provvisoria dall’amministrazione comunale, tra gli applausi le parole di Gerard Yahaut a nome della famiglia Ibra: «Oggi (ieri per chi legge, ndr) siamo qui per Ibra, il nostro angelo arcobaleno. Tutte le mamme presenti sono Mariam, la mamma di Ibrahym, e tutti i papà sono come Siemon. Il dolore non ha colore. Non piangete, perché Ibra ha seminato, ha saputo unire». Nel lungo percorso verso l’integrazione tra culture e religioni differenti, «c’è ancora tanto lavoro da fare. Lui era centese, e questa terra l’ha voluto, è sua. Lui qui vivrà per sempre».
lacrime e applausi
Originari della Costa d’Avorio, i genitori abitano a Cento dal 1999. Tutti e tre i loro figli, Ibrahym compreso, sono nati qui. Posate sul feretro, tante rose bianche a «ricordare la purezza del suo sorriso», i disegni e le foto di classe. Tante lacrime e commozione, e un lungo applauso. Schierata anche tutta la Centese Calcio Asd, con il presidente Alberto Fava: «Ibrahym ha saputo unire la comunità in un abbraccio ideale. Amava la vita e aveva tantissimi amici, e sono tutti qua. Per il calcio, una passione incredibile. Già da domani, penseremo a come ricordare Ibra in maniera permanete». A testimoniare la forza della famiglia Diaby nell’affrontare la scomparsa del ragazzo, il vicepresidente Carlo Poli: «Una forza incredibile, data dalla certezza che Ibrahym era figlio, oltre che suo, di tutta la comunità centese. Un ragazzo che ha aperto il cuore a tanti». Da qui, la scelta della famiglia di donare gli organi di Ibrahym, «un gesto d’amore, che ha regalato la speranza di una nuova vita a tre bambini in difficoltà». Il responsabile settore giovanile Centese Calcio, mister Mocci e i compagni di squadra: «Tu eri la “freccia” sulla fascia. Il tuo sorriso contagiava tutti. Ora hai lasciato il vuoto. Ci mancherai moltissimo ma sarai sempre con noi in campo pronto a fare gol. Ti voglia bene Ibra, ora e per sempre». —
Beatrice Barberini
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