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«Dall’autonomia oltre 460 milioni Ma sarebbe meglio una riforma soft»

«Dall’autonomia oltre 460 milioni Ma sarebbe meglio una riforma soft»

Lo studio di due studiosi dell’ateneo estense sugli effetti del decentramento sulla Regione

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L’applicazione dell’autonomia regionale “spinta” in Emilia Romagna, Lombardia e Veneto potrebbe garantire vantaggi a queste tre regioni senza sfavorire le altre, a parità di bilancio dello Stato, solo se ad essere trasferita fosse la spesa storica oggi amministrata dallo Stato per la gestione delle funzioni da decentrare.

Diverso sarebbe l’esito se il criterio applicato fosse quello del cosiddetto “fabbisogno standard”, che stima la quantità di risorse da distribuire in un territorio per soddisfarne i bisogni al più basso livello di costi possibile. L’importo crescerebbe e alcune regioni italiane, in particolare quelle del sud e del centro (Campania, Lazio, Calabria in primis, nel conto non sono incluse le Regioni a Statuto speciale) dovrebbero sostenere economicamente la riforma rinunciando ad una parte dei fondi che oggi ricevono dallo Stato.

«Una scelta che introdurrebbe nel sistema un importante fattore di divisione», spiega Leonzio Rizzo, professore di Scienza delle Finanze di Unife, che ha condotto assieme a Riccardo Secomandi, dottorando dell’Università di Ferrara, uno studio pubblicato sulla testata “lavoce.info”.

In Emilia Romagna il trasferimento di nuove funzioni oggi centralizzate dallo Stato col criterio del “fabbisogno standard” comporterebbe un incremento di entrate per oltre 460 milioni di euro. «Una cifra ragguardevole – spiega Rizzo alla “Nuova” - Se la stima si estendesse alle tre Regioni che hanno chiesto l’autonomia, l’ammontare complessivo salirebbe a 2,7 milioni (3.3 se si considerano anche gli effetti su Piemonte, Marche e Puglia), una somma che - a parità di bilancio statale - dovrebbe essere sostenuta dalle altre Regioni».

Se dalle materie regionalizzabili venisse esclusa l’istruzione, funzione che assorbe circa il 70% della spesa riservata alle funzioni decentrabili - come dicono le ultime voci sulla proposta di legge - le maggiori entrate sarebbero proporzionalmente ridotte. «In realtà c’è una possibilità per arrivare all’autonomia regionale in modo più soft - osserva Rizzo - partendo cioè dal trasferimento alle tre Regioni della spesa storica statale per le funzioni che saranno decentrate. I margini di efficienza consentirebbero comunque risparmi e maggiori di servizi». Anche «Ferrara otterrebbe benefici dall’autonomia - conclude Rizzo - poi bisognerebbe vedere quanto la Regione sarebbe disposta a “delegare” ai Comuni della maggior quota di autonomia riconosciuta». —

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