Lodi contro don Bedin «Rivana e Ginestra abusive, le sistemi»
Il vicesindaco: non è più sacerdote. La Curia: non è vero Campo nomadi, assistenza solo a donne e bambini
Pesante affondo del vicesindaco Nicola Lodi contro don Domenico Bedin, il sacerdote gestore di Viale K e di altre associazioni di volontariato, tra i protagonisti dell’assistenza a richiedenti asilo e nomadi. In risposta alla lettera aperta del sacerdote, pubblicata lunedì, nella quale si critica le modalità ipotizzate di sgombero del campo nomadi e si rivela il passato di Lodi («anche tu sei stato nostro ospite anni fa e ti abbiamo difeso...»), il vicesindaco con un video girato nella zona Rivana, attacca don Bedin sul piano personale e denuncia gli «abusivismi» nelle due strutture, a partire proprio dalla Rivana e dalla Casa di Stefano.
abusivismi e controlli
Lodi mostra i capannoni innalzati nella zona della Rivana, di proprietà del Comune e in gestione alle associazioni di don Bedin, e rivela l’esistenza di «un ordine di sgombero con un termine che ho voluto restringere al 30 settembre, rispetto alla richiesta iniziale di fine anno. Qui mancano le recinzioni, ci sono costruzioni abusive e rottami ovunque, bisognerà fare pulizia». Non è l’unica struttura di don Bedin ad entrare nel mirino del vicesindaco nonché assessore alla Sicurezza, «in via Ginestra c’è una struttura di 40 metri quadrati allacciata abusivamente, mi sono rifiutato di far ospitare lì i nomadi in uscita dal campo di via Bonifiche: va demolita anche quella. E faremo controlli anche alla mensa, che certo svolge un’attività caritatevole».
Lodi poi si riferisce direttamente alla lettera del sacerdote, della quale non sono piaciuti i toni, «quasi ricattatori», e neppure i contenuti: «Sul campo nomadi non farò alcun passo indietro, ribadisco che entro luglio va sgombrato. Ci faremo carico dell’ospitalità di donne e bambini, gli altri vadano da parenti che ne hanno molti. Ricordo che sette di loro sono detenuti in carcere per le rapine in ville, in via delle Bonifiche c’era la centrale operativa della banda, lo ricordo».
occhio per occhio
Per Lodi il sacerdote deve cambiare tono nei suoi confronti, «impara a rapportarti con gli amministratori, in passato eri abituato diversamente ma ora le cose sono cambiate». Da subito l’affondo online aveva puntato sulla persona del sacerdote, «non lo chiamerò più don perché da fonti ufficiali mi risulta non abbia più questo appellativo», per mano evidentemente della Curia. La Curia, peraltro, ha fatto sapere che Bedin è ancora sacerdote pur non avendo più una parrocchia e occupandosi appunto solo delle sue associazioni, mantenendo la facoltà di dir messa ma da concelebrante. —
S.C.
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