Intascano fondi “verdi” ma poi non fanno nulla Truffa alla Regione
OSTELLATO. Hanno intascato oltre 4 milioni di euro dal Fondo Energia della Regione Emilia-Romagna per un impianto di biomassa, destinato a produrre energia pulita utilizzando rifiuti e residui biologici, da realizzare sul territorio comunale di Ostellato.
Quando però i finanzieri si sono recati sul posto del presunto impianto, quattro anni dopo l’erogazione dei contributi pubblici, hanno trovato solo uno spoglio terreno agricolo. Ora, dopo un’indagine durata oltre un anno, la Guardia di Finanza di Reggio Emilia, coordinata dal pm Giulia Stignani, ha denunciato tre imprenditori per truffa aggravata ai danni dello Stato e per reati tributari, legati a quel giro vorticoso di fatture false che servivano a dimostrare l’acquisto di materiale per costruire l’impianto, rimasto sulla carta.
Se episodi del genere sono stati ormai note alla cronaca nel campo dell’energia eolica, è uno dei primi casi riguardanti impianti di biomassa.
GLI ACCUSATI
Secondo gli investigatori il “regista” della truffa è un imprenditore di Cassino (Frosinone) di 41 anni, insieme al fratello anch’egli di Cassino. Nei guai è finito anche un imprenditore reggiano 60enne, incensurato. Tutti e tre sono accusati di aver incassato indebitamente contributi regionali, per di più ai danni di un Fondo che eroga finanziamenti agevolati e a fondo perduto per sostenere la green economy.
L’indagine delle Fiamme Gialle ha messo sotto al lente d’ingrandimento tre società riconducibili agli imprenditori con sede a Roma, Farini (Piacenza) e Reggio Emilia. Due di queste società risultavano hanno dichiarato di aver sostenuto rilevanti investimenti, nell’anno 2015, per l’impianto di biomassa; la terza società è risultata aver fornito beni, materiali e lavorazioni per la costruzione della struttura.
Tuttavia, secondo le conclusioni dei finanzieri, non c’è mai stata l’intenzione di realizzare davvero l’impianto. La rete di fatture fasulle servivano come giustificazione delle transazioni finanziarie, che hanno portato nella diretta disponibilità degli indagati oltre due milioni di euro. Contributi regionali che in realtà sono transitati sui conti correnti personali degli imprenditori indagati. —
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