Dimissioni difficili, l’appello: «Più posti per pazienti fragili»
La Provincia e dieci Comuni chiedono una riorganizzazione del sistema locale I sindacati: provveda lo Stato. A Ferrara 38 milioni per la non autosufficienza
FERRARA. È cambiato il sistema sanitario ferrarese, ma anche la società: più anziani e meno bambini, come evidenziato dagli ultimi dati demografici provinciali comunicati durante i lavori di una recente Conferenza socio-sanitaria territoriale. Quindi «serve un aumento della rete delle cure intermedie, con più posti letto territoriali, che rappresentano una risposta appropriata per anziani fragili e con quadro clinico complesso», scrivono la presidente della Provincia, Barbara Paron, e i sindaci di dieci comuni ferraresi (Ostellato, Riva del Po, Portomaggiore, Codigoro, Comacchio, Argenta, Goro, Tresignana, Fiscaglia, Vigarano).
Dove intervenire. Il tema è quello, più volte sollevato anche da questo giornale, delle «dimissioni ospedaliere di soggetti fragili, che vanno garantite da risorse del Fondo sanitario (nazionale, ndr) e non dal Fondo regionale per la non autosufficienza in modo che vengano distribuite con equità a tutti gli aventi diritto, su tutto il territorio provinciale», sottolineano sindaci e presidente della Provincia. L’obiettivo è di adeguare l’assistenza «al nuovo assetto della sanità ferrarese e ai nuovi bisogni manifestati dai cittadini» modificando l’intesa locale (accordo quadro) in modo da renderla coerente con le nuove istanze. Una posizione che trova concordi i sindacati, che si sono già espressi a proposito. Bruna Barberis, segretaria provinciale della Cisl, la ribadisce: «Le dimissioni cosiddette “difficili”, legate a particolari condizioni di salute del paziente che richiede ancora un’assistenza molto qualificata quando esce dall’ospedale, devono essere finanziate dal bilancio sanitario, non dal Fondo per la non autosufficienza. Inoltre il sistema dovrebbe studiare dei correttivi per evitare che cittadini di diversi distretti sanitari non ricevano lo stesso trattamento. In provincia, scrive l’Asl, sono stati garantiti 30 giorni di gratuità dell’assistenza per tutti i pazienti in dimissioni difficili del Distretto Ovest (Alto ferrarese)mentre per quelli di altri Distretti (Centro Nord-Ferrara, e Sud Est-Basso Ferrarese) si introducono criteri restrittivi come l’Isee».
Le risorse in cassa. Questo assetto, però, era legato all’elaborazione del bilancio preventivo 2019 dell’Asl, stilato nei mesi scorsi, mentre il Fondo regionale di quest’anno per la non autosufficienza è appena stato ripartito su Ferrara (37.944.744 euro, +1,57% rispetto al 2018) e, spiega l’azienda sanitaria, deve essere ancora suddiviso fra i tre distretti. Il “nodo” da sciogliere è quale trattamento è considerato sanitario e quale a prevalenza sociale. «È importante ricordare - sottolinea l’azienda di via Cassoli - che, poi, ogni distretto decide al suo interno come allocare le risorse sulla base delle esigenze territoriali e questa decisione non viene presa solo dall’Asl ma dai Comuni assieme all’Asl. Inoltre la Centrale di Dimissioni interviene per tutti i pazienti in uscita indicando la destinazione più idonea (Osco, lungodegenza, Cra etc.), nessuno viene ignorato o trascurato». —
Gioele Caccia
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