Epatiti virali, meno casi L’emergente è da virus E
Domani ricorre la Giornata mondiale contro l’epatite virale. In Italia, negli ultimi decenni, si è assistito ad un profondo mutamento dell’epidemiologia dovuto alle migliorate condizioni igieniche e socio-economiche, alla riduzione della dimensione dei nuclei familiari e della conseguente circolazione intrafamiliare dei virus epatitici, alla maggiore conoscenza e consapevolezza del rischio di trasmissione degli stessi, all’introduzione di importanti misure di prevenzione (quali lo screening dei donatori di sangue e delle donne incinte), alla profilassi dei nati da madri HBsAg positive e all’adozione di precauzioni universali in ambito sanitario.
In particolare, negli ultimi 30 anni, si è riscontrato un calo progressivo dell’incidenza dell’epatite A (1 caso ogni 100.000 abitanti) e soprattutto delle epatiti B (incidenza inferiore a 1 caso ogni 100.000 abitanti), C (tassi tra 0,2 e 0,3 casi ogni 100.000abitanti) e Delta. Dall’altro invece si sta configurando come malattia emergente l’epatite E, per la quale si registra un aumento del numero dei casi autoctoni.
Nel periodo 2003-2018 sono stati ricoverati al Sant’Anna di Ferrara 440 casi di epatite virale acuta così ripartiti: virus A: 162; HBV: 184; virus C: 94. Per le epatiti virali A la massima incidenza nella nostra area si è avuta nel 2003 con 25 casi, altri picchi sono stati osservati nel 2009 (19 casi) e 2017 (17). L’epatite virale B invece ha presentato una media di 15 casi all’anno nel periodo 2003–2009, successivamente una media di 6 casi annui negli anni dal 2010 al 2014 e negli ultimi 4 anni, dal 2015 al 2018, si è stabilizzata su una media di 10-12 casi l’anno. Le infezioni acute da virus dell’epatite C diagnosticate sono più variabili: da 1 a 14 casi all’anno. Per la D episodi sporadici mentre per la E è stato segnalato solo 1 solo caso, nei 16 anni valutati, nel 2016. —
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