Omo-transfobia Formazione e progetti contro le discriminazioni
«Volevano prenderci per sfinimento, ma abbiamo resistito e ce l’abbiamo fatta». Reduce dalla maratona di 39 ore in Regione, la consigliera Pd Marcella Zappaterra saluta con soddisfazione l’approvazione della legge regionale contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere. Una legge «necessaria - aggiunge - per dare una cornice normativa a quelle buone pratiche che fino a questo momento erano affidate alla volontà dei singoli amministratori, e che invece ora possono contare su precisi riferimenti di legge. È la fine di un lungo percorso, cominciato nel 2014, con la proposta presentata da Franco Grillini durante la giunta Errani».
L’obiettivo, interviene il capogruppo Paolo Calvano, è contrastare i casi di discriminazione nei confronti di persone Lgbti prevedendo, ad esempio, «una formazione mirata per gli operatori della sanità, iniziative culturali o finanziamenti, attraverso bandi regionali, a quelle associazioni che fanno attività per contrastare le discriminazioni». La discussione durata quasi due giorni di fila ha costretto i consiglieri a turni, veloci scappate a casa (chi ha potuto) e ha trovato nel bar della Regione aperto ininterrottamente un alleato fondamentale. «Ho dormito due-tre ore - prosegue Calvano - ma era importante non abbandonare il campo, anche per garantire il numero legale. I 1.787 emendamenti avevano chiaramente un carattere strumentali, alcuni erano di tipo formale, altri invece mettevano sullo stesso piano l’omosessualità con la pedofilia, la necrofilia o la zoofilia. Alla fine la legge è passata anche con il voto dei 5stelle. La Lega ha votato contro con FdI e FI, un comportamento schizofrenico, considerato che a Ferrara il sindaco leghista Alan Fabbri poco dopo l’insediamento ha incontrato i rappresentanti dell’Arcigay e ha preso parte anche alla festa Stonewall».
Nessuna contraddizione, ribatte il consigliere regionale del Carroccio Marco Pettazzoni, «qui non si tratta di voler discriminare nessuno, il voto contrario è stato determinato da alcuni aspetti della legge che consideriamo negativi. Il timore è che si voglia usare la formazione come propaganda per diffondere la cultura gender. Così come siamo contrari ad assegnare risorse alle associazioni per progetti sulla cultura omosessuale».
E mentre Alberto Pinamonti (Popolo della Famiglia di Ferrara) parla di legge «vergognosa», Arcigay Ferrara ribadisce l’importanza di disporre «di un ulteriore strumento di tutela per tutte quelle persone che ricevono aggressioni fisiche e verbali, che subiscono il peso del pregiudizio e vivono sulla propria pelle lo stigma di essere gay, lesbiche o trans». —
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