Pregare al plurale
Arriva prima o poi nella vita il momento in cui tocchiamo con mano che da soli non ce la facciamo; che c’è di più del nostro arrabattarci convulso e disordinato; che il nostro cuore aspira a qualcosa di grande, in grado di colmarlo e dargli senso. Gli Apostoli scoprirono tutto questo guardando Gesù pregare: e dentro di loro prese forma un desiderio, un’attrattiva forte, accompagnata da quella richiesta: «Signore, insegnaci a pregare! ».
Il Vangelo di questa domenica mette a fuoco il tema della preghiera: «Quando pregate, dite: “Padre…”». Gesù non ci insegna delle formule da ripetere, ma ci educa ad una relazione da coltivare: quella con Dio Padre. Una relazione fatta di fiducia e di confidenza: fiducia, perché il Padre accoglie il grido della nostra preghiera, lo ascolta, gli dà importanza, gli risponde; confidenza, perché possiamo dialogare con Dio così come un figlio dialoga col proprio padre.
La preghiera del Padre nostro nella versione di Luca ci consente di porci alcune domande: come vivo la preghiera? Come un ripetere stanco e distratto di parole, o come un dialogo cuore a cuore con Dio? Che cosa chiedo nella preghiera? Presento una lista di richieste, o chiedo soprattutto che la vita di Dio venga a dimorare in me e a riempire i vuoti del mio cuore? Quale posto hanno gli altri nella mia preghiera? Sono al centro, o li tengo ai margini?
Bella la parabola che segue la preghiera del Padre Nostro, con cui Gesù intende farci comprendere con quali disposizioni pregare: un amico importuno disturba nel cuore della notte un tale per una richiesta di aiuto; sono l’amicizia e l’insistenza a convincere l’altro ad alzarsi per andare a rispondere. Questo dato di ascolto, così frequente nei rapporti umani, pur segnati da limiti e lentezze, è ancora più vero nei riguardi di Dio, che sa dare “cose buone” ai suoi figli che gliele chiedono; e la cosa buona per eccellenza è il dono dello Spirito Santo, presenza amica di Dio accanto a noi e in noi.
Allora, con fiducia e perseveranza, non stanchiamoci di chiedere, bussare e cercare. Agostino diceva, con mirabile sintesi: «pregare è bussare, con un continuo e devoto fervore del cuore, al cuore di Dio».
Un pregare non singolare ed individualista, ma al contrario un pregare al plurale anche quando si è soli: perché siamo parte gli uni degli altri, tutti legati con invisibili ma realissimi fili di fraternità al Padre.
suor Lucia Solera
Monache Agostiniane
Rossano Calabro
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