La Nuova Ferrara

Ferrara

l’indagine  

«Lavoro bene raro e mal distribuito» Cgil impietosa sul modello Ferrara

Emanuela De Domenico
«Lavoro bene raro e mal distribuito» Cgil impietosa sul modello Ferrara

Allergiche al reddito di cittadinanza e di età tra i 40 e 60 anni È la fotografia delle 100 persone incontrate dal sindacato

3 MINUTI DI LETTURA





Allergiche al reddito di cittadinanza, in maggioranza di età compresa tra i 40 e i 60 anni, con titoli di studio medio alti e con una spiccata propensione al cambiamento.

È questa la fotografia delle circa 100 persone incontrate nell’ultimo semestre da Riccardo Grazzi e Barbara Negri, che coordinano lo sportello Sol, Servizi orienta lavoro, della Cgil.

«A sei mesi dal lancio dell’iniziativa – spiega Grazzi – è sembrato opportuno fare il punto della situazione e trarre qualche riflessione, prima tra tutte quella sul fatto che la disoccupazione è un male addebitabile alle situazioni politiche ed economiche del nostro Paese, non solo riconducibile all’incapacità o meno di un individuo a mantenere un lavoro; troppo spesso – dice ancora Grazzi – esiste lo stereotipo che chi è disoccupato è colpevole del suo fallimento».

storie a confronto

L’obiettivo è socializzare il fenomeno soprattutto attraverso il confronto di tutte le storie, in modo da annullare il senso di solitudine che spesso aggredisce gli inoccupati, e incoraggiarli a rivendicare con forza il diritto al lavoro.

«A Ferrara – ha continuato Grazzi – l’occupazione è un bene scarso, incerto, insufficiente e distribuito in maniera iniqua; il lavoro negli ultimi anni ha subito un costante degrado, è sempre più malpagato, precario e non dà quasi mai gli sbocchi sperati».

A questo proposito è stato fatto l’esempio della ripresa di domanda di lavoratori nella nostra città che, se è pur vera, porta con sé una serie di “difetti” come il part time, la bassa intensità lavorativa, la discontinuità.

Ma chi sono davvero i disoccupati cronici che si sono presentati allo sportello della Cgil? I settori più colpiti sono senza dubbio il metalmeccanico e i servizi, quindi la ristorazione, pulizie, assistenza anziani; un terzo delle persone che hanno chiesto aiuto al Sol sono inoccupate da più di due anni e le motivazioni sono varie. Il 50% di esse ha perso il lavoro a causa di una cessazione attività o di un licenziamento, mentre la restante parte per determinanti sociali come matrimonio, figli, malattie.

Parliamo dei successi del progetto con Barbara Negri: «Abbiamo incontrato parecchie persone, licenziati, esodati, precari, extracomunitari ma anche stagisti e autonomi costretti a chiudere attività; molti di loro aspiravano ad un lavoro migliore ed in alcuni casi il nostro aiuto è stato determinante per compiere il salto di qualità».

casi a lieto fine

L’esempio è quello di due persone che a seguito del colloquio con i due referenti hanno finalmente trovato lavoro come insegnanti della scuola primaria, e di un altro con una qualifica molto specifica che grazie all’intervento del Sol è riuscito ad individuare l’unico concorso in Italia che richiedeva quella professionalità e sta studiando per avere il posto. Piccole storie a lieto fine che potrebbero moltiplicarsi «perché noi – ha continuato la Negri – in base alle caratteristiche specifiche di ogni persona cerchiamo di indirizzarle verso la strada giusta e valorizzarle nel modo corretto; questo lo facciamo con un supporto nella redazione dei curriculum, delle lettere motivazionali, di quelle di presentazione».

Il Servizio ha inoltre organizzato vari seminari su argomenti di attualità come il reddito di cittadinanza e la lettura delle buste paga. —

Emanuela De Domenico



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google