Ambulanti stranieri un vero boom nei mercati
Secondo gli ultimi dati a Ferrara i non italiani sono ormai quasi la metà del totale L’Anva Confesercenti chiede maggiori controlli per tutelare la concorrenza
Il progressivo ingresso di ambulanti stranieri nei due mercati più importanti della città, che si svolgono in centro, è ormai un dato di fatto. Chi abitualmente frequenta il lunedì ed il venerdì piazza Travaglio e Corso Martiri se ne è reso conto poiché la percentuale rispetto agli italiani è notevolmente aumentata.
I dati dell’Anva
«A Ferrara dove ci sono 400 ambulanti e 650 con la Provincia – riferisce Pier Carlo Baglioni presidente provinciale dell’Anva, l’associazione degli ambulanti della Confesercenti - è stata rilevata una presenza che va dal 40% al 45% in massima parte bancarelle di indumenti usati. Il dato si abbassa un po’ a livello provinciale arrivando ad un 30% equiparando quello regionale e scende se ci riferiamo ai piccoli mercatini rionali dove ancora ci sono più italiani; ma in questo caso le presenze sono inferiori rispetto ai grandi mercati settimanali e gli articoli riguardano in maggior parte frutta e verdura, alimentari e casalinghi che non sono ancora il loro settore preferito. I dati del meridione in particolare in Calabria e Sicilia registrano invece una presenza del 60 % ed oltre».
La legge bersani
Questo aumento di stranieri nei nostri mercati è iniziata nel 1999 con la Legge Bersani che autorizzava chiunque ad intraprendere un’attività commerciale. Prima c’erano alcune regole a cui attenersi che puntavano sulla preparazione e la professionalità dell’ambulante, dopo con l’abolizione di corsi di formazione ed simili, la partecipazione è ovviamente, aumentata sempre di più.
«Inizialmente sono arrivati i cinesi – prosegue Baglioni – poi si sono aggiunti gli africani ed ora sono i pakistani ed affini a farla da padroni specie nell’indumento usato o in quelle esposizioni dove c’è di tutto un po’ a solo 1 euro. La qualità che prima era buona è poi andata sempre più squalificandosi così da incidere anche sulla clientela dei mercati; in principio era attirata dai prezzi più bassi rispetto a quelli degli italiani poi quando si è accorta che la merce era di minor qualità, è calata compromettendo così tutta l’affluenza».
«Più controlli»
Quello che viene venduto ad 1 o 2 massimo 3 euro non sempre qualificato da cartelli che indicano merce usata per altro obbligatori ma quasi del tutto assenti, proviene spesso da quei contenitori che sono sparsi in tutte le città che poi convogliano la raccolta dell’usato a Prato; lì si vanno a rifornire i nuovi ambulanti molto spesso pedine di grosse e poco chiare organizzazioni, come riferisce ancora Baglioni.
la Protesta
«I controlli della polizia municipale nei mercati - conclude il presidente Anva – sono più che altro rivolti agli ambulanti italiani di cui si può conoscere la posizione dalla partita Iva, all’indirizzo così da elevare multe che qualche volta sono esagerate ma vanno sicuramente a segno. Peccato perché il settore nostro si sta progressivamente squalificando e sono invece molte le famiglie che vivono di questa attività sempre più in crisi». —
Margherita Goberti
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