Campo nomadi, il trasferimento La prima famiglia lascia la roulotte
Paride, 66 anni: «Da trent’anni sono qui, non vorrei andare ma devo». Gli operatori sul posto dalle nove a mezzogiorno
«Ho 66 anni, sono nato a Badia e ho girato un po’ tra Modena e Reggio. Da trent’anni sto qui, questo è il mio posto e non mi va di andare via, ma devo». Paride accetta di parlare con i giornalisti dopo un iniziale fastidio nei confronti di flash e telecamere. Un’insofferenza che per qualcuno sfocia anche in uno scatto d’ira. Nel giorno dell’avvio dello sgombero del campo nomadi di via Delle Bonifiche la tensione è palpabile: alle 9, ora “ics”, sul posto ci sono quattro pattuglie della polizia Locale e gli agenti della Digos, ma il nervosismo dei primi istanti cede subito spazio a una malinconia non priva di note pepate: «Perché solo qui? A questo punto che chiudano anche gli altri campi d’Italia, non è giusto mandare via soltanto noi».
Pronti ad andare
Le prime persone a dover essere trasferite sono pronte: «Abbiamo già riempito i sacchi, ma sappiamo già che dove andiamo non ci vogliono». In realtà ieri a spostarsi è stata solo una famiglia (sei persone, tra cui due bambini), l’altra era assente perché andata a trovare a Bologna un parente agli arresti domiciliari.
«Avrei preferito mettere a posto l’area e continuare a vivere qui - continua Paride - Abbiamo raccolto quintali di roba per niente», continua, indicando una montagna di rifiuti accumulati poco lontano dalle roulotte dove le altre famiglie, quelle dei “turni” successivi, continuano le loro faccende, tra panni stesi, cani e galline che gironzolano.
Il vicesindaco Lodi è incollato al telefonino, l’assessore Cristina Coletti controlla la situazione insieme agli agenti e agli operatori delle associazioni Giovanni XXIII e Il Germoglio. Sono le 9.20 quando i rappresentanti della Giunta lasciano il campo per raggiungere in fretta Monestirolo, la frazione in cui troveranno accoglienza le prime due famiglie. «Ci metto un attimo», annuncia Lodi, che tornerà in via Delle Bonifiche alle 11: «Solo un disguido tecnico - spiega - in uno degli alloggi c’era un problema con la cucina e altri mobili da sistemare, ora è tutto a posto».
«niente gossip»
A chiamare il vicesindaco a Monestirolo, preoccupata per le perplessità e i malumori manifestate da alcuni residenti, era stata la proprietaria degli appartamenti gestiti dall’Asp, gli stessi che, nel 2016, Lodi aveva contestato chiamando la stampa, giudicandoli inadatti a ospitare due famiglie di profughi, ritenendo inoltre che fossero troppo piccoli per contenere rispettivamente quattro e sette persone. «Non rilascio dichiarazioni gossippare», replica secco a chi gli ricorda la circostanza.
Il pulmino de “La Valle”, intanto, è arrivato alle 9.50, ma l’intoppo di Monestirolo ha allungato un po’ i tempi, e il mezzo se ne va per poi ritornare alle 10.45. «Lodi sta tornando, manca poco», annunciano gli agenti.
L’operazione
Verso le 11.30 l’operazione ha inizio. Sul pulmino vengono caricati i bagagli delle famiglie, chiusi in sacchi neri, ma per andare a Monestirolo vengono usate anche auto private. Tre ragazze corrono in macchina, il volto nascosto da fogli di carta mentre si affrettano lungo un “corridoio” di cronisti e telecamere. Due roulotte, poco prima, erano state trainate, dirette al campo nomadi di San Lazzaro di Savena, perché in via Delle Bonifiche non serviranno più. Le casette in buono stato invece, saranno smontate da una ditta specializzata per essere rimesse in piedi nelle nuove collocazioni, come deciso con i proprietari.
L’arrivo
Si parte per Monestirolo: una carovana composta dal pulmino dell’Asp, l’auto del Comune, una pattuglia della Polizia Locale, la corriera de “La Valle” e la macchina con a bordo Paride. L’arrivo spiazza i residenti: «Nessuno ci ha detto che sarebbero venuti qui - dichiarano uno dopo l’altro all’uscita del vicino supermercato - L’abbiamo saputo dai giornali, avremmo voluto essere informati perché non ce l’aspettavamo e ci sentiamo un po’ traditi». —
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